Soppressa una classe al Brindisi di Lido Estensi. L’appello: «La scuola cambi idea, si può fare»
Salta la terza Accoglienza turistica: «Libri già presi e indirizzo già attivo»
Lido Estensi Al Remo Brindisi è a rischio l’indirizzo di Accoglienza Turistica con famiglie e studenti in rivolta. Dopo mesi di incertezze, l’istituto non conferma la terza classe e ora le famiglie denunciano proposte alternative non equivalenti, studenti disorientati e accuse gravi alla dirigenza “che ha fatto trascorrere un estate precaria ai ragazzi e in ansia”.
La doccia fredda è arrivata a metà luglio, quando le iscrizioni erano già state confermate e i libri acquistati: la terza classe non si farà. Almeno 16 studenti, di cui tre con certificazione, si ritrovano così senza il percorso scelto, costretti a riorganizzare il futuro in corsa. Una decisione giunta inaspettata che lascia sconcertate famiglie e ragazzi. Venerdì 8, si sono riuniti la dirigenza scolastica, alcuni professori, la vicesindaca Maura Tomasi, la dirigente dell’Ufficio Politiche educative e un gruppo di genitori degli studenti della 3C ENO. In quella sede sono state presentate due alternative, entrambe giudicate irricevibili dalle famiglie: percorsi formalmente inquadrati nella ristorazione, con qualche ora o laboratorio turistico aggiuntivo, ma senza materie fondamentali e soprattutto con un diploma non in linea con l’indirizzo scelto. Invece del titolo di Accoglienza Turistica (codici Ateco A56 e N79), i ragazzi otterrebbero un diploma di ristorazione (A55). Dal piano formativo spariscono discipline cardine come Arte e Territorio e Tecniche di promozione turistica, una netta differenza tra sala e accoglienza turistica, soprattutto negli sbocchi professionali.
Si tratta di un indirizzo nel pieno della fioritura come dimostrano i tanti progetti che in questi anni hanno proposto i ragazzi di Accoglienza, dando visibilità al territorio. Per i genitori si tratta di uno smacco: «Abbiamo scelto Turismo, indirizzo previsto dall’offerta formativa in fase di open day e ci danno Ristorazione con qualche toppa. Le giustificazioni della scuola non reggono di fronte ai documenti ufficiali: l’elenco dei libri di testo pubblicato riportava regolarmente la classe di Accoglienza Turistica articolata; una circolare interna sui consigli di classe indicava la richiesta di tre articolazioni, tra cui una di cucina con accoglienza. Segno che la scuola aveva previsto l’indirizzo, salvo poi cancellarlo senza preavviso».
E mentre a Comacchio l’indirizzo sparisce, al “Vergani” di Ferrara la terza classe di Accoglienza Turistica è stata regolarmente attivata con 19 studenti ed anche al Tonino Guerra di Cervia c’è la terza accoglienza turistica. Nella lettera indirizzata al Provveditorato, i genitori parlano di diritti negati, studenti disorientati, penalizzazione dei ragazzi con disabilità e rischio di dispersione scolastica. «Parliamo di 15enni - scrivono - che hanno diritto a costruirsi un futuro senza essere costretti a spostarsi lontano. La scuola in questo modo perde alcuni studenti poiché per proseguire il percorso scelto di accoglienza, sono costretti ad andare all’alberghiero di Cervia, altri a fare i pendolari per frequentare il Vergani di Ferrara mentre altri a passare, previo esame integrativo di alcune materie, all’indirizzo tecnico per il turismo del Remo Brindisi».
Libera Comacchio
«Noi chiediamo chiarezza immediata all’Ufficio Scolastico regionale e alla dirigenza - dichiara il coordinatore Vito Troiani della lista civica Libera Comacchio - i nostri ragazzi non possono essere trattati come numeri. Il turismo è il cuore del territorio e non possiamo permettere che venga indebolito in questo modo».
Il messaggio è chiaro: questa non è una questione tecnica, ma politica. In gioco non c’è solo una classe, ma il futuro stesso di Comacchio e della sua vocazione turistica. Viene meno in questo contesto, il diritto costituzionale allo studio oltre “la perdita di prestigio” che porterebbe la “chiusura” dell’indirizzo. «Libera Comacchio ha sempre creduto nella possibilità di potenziare l’istituto mentre attualmente sembra che la volontà vada nel senso opposto. Non resteremo a guardare: daremo voce alle famiglie, pretenderemo trasparenza e soluzioni immediate. Perché il diritto allo studio in ambienti dignitosi non è una concessione politica: è un dovere che ogni amministrazione seria deve garantire». «Abbiamo bussato a tutte le porte - raccontano alcuni genitori - ma non riceviamo risposte né impegni precisi. Siamo stanchi di promesse vuote».
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