La Nuova Ferrara

Ferrara

Il caso

Lo spregiudicato sistema delle mazzette per le revisioni a Ferrara

Daniele Oppo
Lo spregiudicato sistema delle mazzette per le revisioni a Ferrara

Depositate le motivazioni delle condanne per le corruzioni alla Motorizzazione. Servono oltre 400 pagine al giudice per ricostruire episodi e responsabilità

3 MINUTI DI LETTURA





Ferrara «Piccole corruzioni», ma in serie, per realizzare revisioni di veicoli, spesso mezzi pesanti, all’acqua di rose o non effettuarle affatto ma attestando il loro avvenuto e positivo compimento. Un sistema di mazzette che ha richiesto oltre 400 pagine di motivazioni al giudice Danilo Russo per ricostruire quello che Polizia stradale e Guardia di finanza, coordinati dal pm Andrea Maggioni, hanno osservato per circa sei mesi di indagine alla Motorizzazione civile di Ferrara. Risultato: 19 condanne in abbreviato e 17 assoluzioni; 17 pene patteggiate; 15 rinvii a giudizio e sei non luogo a procedere.

Tre i protagonisti principali, accusati a vario titolo di corruzione – propria e impropria – e falso in atto pubblico. Cesare Franchi, ingegnere della Motorizzazione, nodo centrale del sistema, condannato a sei anni di reclusione. In sei mesi, tra 2018 e 2019, avrebbe intascato oltre 15mila euro in mazzette, «particolarmente a suo agio nel sistema corruttivo» e da lui «gestito con innegabile spregiudicatezza». Edoardo Caselli, suo collega, quattro anni e un mese di reclusione, e 850 euro di mazzette intascate e che faceva «uno spregiudicato utilizzo delle pubbliche funzioni ricoperte commettendo plurime violazioni di legge».

Alessandro Barca, titolare di un’agenzia di autopratiche: faceva da mediatore e, come scrive il giudice, «aveva a libro paga due pubblici funzionari» dei quali sfruttava «l’avidità», quattro anni di reclusione e 3mila euro da pagare per riparare il danno provocato alla Motorizzazione con le mazzette chieste agli autotrasportatori e consegnate ai funzionari. E poi gli altri, autotrasportatori e imprenditori felici di pagare e togliersi i problemi. «La mancata effettuazione delle revisioni di mezzi pesanti e non solo – sottolinea il giudice nello spiegare perché non possono essere concesse le attenuanti generiche a Franchi (ma anche agli altri due “sodali”) – destinati a circolare assiduamente sul territorio nazionale (...), veicoli per buona parte utilizzati da aziende di trasporto, e la costante percezione di un prezzo anche solo per favorire qualcuno nell’effettuazione della revisione necessaria per utilizzare il mezzo, a dispetto di coloro che non si sono adeguati a questo sistema dovendo ricorrere alle vie ordinarie e dunque pazientemente attendere il proprio turno è condotta che nondimeno si connota per sicura gravità». Lunghissima la serie di episodi ricostruiti negli atti d’accusa (con filmati e intercettazioni) e poi dal giudice. Roba da far venire i brividi dato che spesso si dava l’ok alla circolazione a mezzi che non erano assolutamente in condizioni di farlo in sicurezza. E glielo si dava senza fare, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, alcun tipo di controllo. I veicoli venivano portati a i due funzionari che ricevevano i documenti e, sotto di essi, banconote da 50 o 100 euro, che prontamente mettevano in tasca. Pochi minuti dopo, la revisione era passata. Decine di mezzi sono poi stati sottoposti a revisione straordinaria nel corso dell’indagine. L’idea di quanto potesse essere esteso il fenomeno la danno i dati raccolti dagli investigatori e riportarti dal giudice: «Nell’arco di circa due anni e mezzo nel capoluogo estense erano state eseguite più di ventiduemila revisioni su mezzi con massa pari o superiore a 35 quintali, la metà delle quali all’incirca ad opera di Franchi e Caselli» con «un numero consistente di revisioni di automezzi provenienti da province diverse ed anche assai lontane, a titolo esemplificativo circa 250 da Trapani e Bari». Interessante la definizione data da Caselli alle mazzette: «mancette», piccoli regali per riconoscenza, mica atti di corruzione.