Cellulari vietati in classe. A Ferrara le scuole preparano i regolamenti
La misura ministeriale era già stata anticipata da molti istituti scolastici ferraresi. «Ma nei contenitori anche calcolatrici e vecchi apparecchi». Il nodo dei controlli
Ferrara Non più una scelta autonoma delle scuole, ma una circolare ufficiale del ministero dell’Istruzione: dal prossimo anno scolastico anche per gli studenti degli istituti superiori è stato disposto “il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e più in generale in orario scolastico”.
Nel Ferrarese l’indicazione di mettere da parte i telefonini a lezione non è nuova, ma non è stata sempre di facile applicazione considerato che «è come chiedere ai ragazzi di non respirare», dicono i dirigenti. Non sono comunque mancati esempi di anticipazione della misura obbligatoria, invitando gli studenti a lasciare gli amati dispositivi in contenitori contrassegnati dal loro numerati sul registro, dove però, racconta un insegnante «a volte mettevano invece calcolatrici, o telefonini vecchi. Spesso inoltre il cellulare non veniva lasciato spento, ma in modalità silenziosa, permettendo quindi di continuare a ricevere i messaggi sullo smartwatch».
L’esigenza, per tutti, è quella di avere regole chiare, visto che la circolare ministeriale si limita a esplicitare un divieto ma non fornisce altre indicazioni sul modo concreto per metterlo in pratica. Il tema sarà quindi al centro dei prossimi collegi docenti e consigli d’istituto, in programma nei prossimi giorni, «per mettere a punto un regolamento con le linee guida da seguire», spiega il dirigente scolastico dell’Iti Copernico-Carpeggiani Francesco Borciani, un istituto dove peraltro la didattica prevede frequenti cambi di aula: «La soluzione è predisporre contenitori con il numero di registro di ciascun studente, che sarà dunque lo stesso per ogni aula o laboratorio, dove riporre il telefono e riprenderlo a fine lezione. Detto questo, non vogliamo fare la guerra ai telefonini, che potranno continuare a essere utilizzati come strumento didattico, quando servirà. Demonizzarli non ha senso, meglio far capire come usarli in modo corretto, e soprattutto che ci sono contesti in cui è necessario mantenere piena concentrazione, e non farsi distrarre da messaggi e notifiche». Sarà importante, soprattutto per gli studenti ancora minorenni, l’appoggio dei genitori: «Inizialmente c’erano più resistenze, ora sono le stesse famiglie a cominciare a chiedere di limitare l’uso del cellulare alle finalità didattiche», conclude Borciani.
Ora che lo stop è diventato un obbligo, i temi diventano anche quelli dei controlli - destinati a ricadere sugli insegnanti - e della sicurezza e tutela di dispositivi in certi casi anche molto costosi. All’Iis Navarra Vergani, interviene il dirigente Massimiliano Urbinati, le strade da percorrere potrebbero essere due: o la firma di una liberatoria, oppure «dirottare il divieto della circolare su un’assunzione di responsabilità da parte degli studenti, a cui verrebbe concesso di tenere il telefono, ma con la promessa di non usarlo di nascosto». Il divieto che scatterà con la prima campanella è stato già rodato da tempo al Vergani Navarra attraverso il progetto “Cellulare in cattedra”, «che ora proseguirà applicando pienamente la circolare che, per noi, significherà includere anche gli studenti maggiorenni, di fatto gli unici, potendo decidere in autonomia, che finora avevano espresso diniego, mentre nelle classi dalla prima alla quarta la percentuale di consenso era già molto alta. Nostra cura sarà informare prima di tutto le famiglie e i portatori di interesse sull’estensione del divieto e sulla necessità di rispettarlo. Già da tempo, nelle aule e nei laboratori, sono presenti i contenitori numerati, e prevedo quindi che l’impatto della circolare sarà minimo».
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