ProPal-Giunta, a Ferrara il clima è rovente
Dallo scontro in Consiglio comunale ai biglietti a casa Coletti
Ferrara L’episodio più eclatante rimane quello avvenuto durante una seduta di Consiglio comunale in marzo: urla, offese e violente accuse reciproche tra Alan Fabbri e un gruppo di ProPal, dopo che il sindaco aveva accolto in Municipio l’ambasciatore di Israele. L’ultimo appena l’altro giorno: un bigliettino inneggiante alla liberazione della Palestina lasciato nella buchetta della posta dell’abitazione dell’assessore Cristina Coletti, assieme a una barchetta che richiama la missione umanitaria Flottilla posizionata sul cancello. In mezzo la polemica sulla foto del giornalista palestinese Anas al-Sharif, ucciso a Gaza, messa accanto alla lapide dei martiri antifascisti del muretto del Castello.
Il clima è aspro tra gli attivisti filopalestinesi e la Giunta. Una sottile linea rossa, molto fragile e che rischia di implodere in assenza di un “disarmo” tra le parti, provocando conseguenze imprevedibili.
Dalla Lega, il partito di Cristina Coletti, arriva la solidarietà all’assessore: «È gravissimo giocare con la sensibilità delle persone, con un modus operandi che risuona quasi come un avvertimento, come a dire che è noto dove abita l’assessore insieme alla sua famiglia. Violare la vita familiare è sconcertante e pericolosissimo. L’auspicio è che questo sia davvero l’ultimo episodio perché la misura è colma. Da settimane – dice la Lega – alcuni attivisti e manifestanti continuano ad inquinare il clima cittadino, speculando su vicende gravissime che non si risolvono con l’odio. Sarebbe ora che anche le altre forze politiche invitino alla calma, invece di banalizzare questa vicenda come stanno facendo».
Condanna «il gesto vile e intimidatorio» Anna Zonari, capogruppo La Comune: «Invadere la sfera privata e familiare di una persona significa non solo colpire la convivenza civile, ma anche danneggiare la stessa causa palestinese, svuotandola della sua nobiltà e facendola apparire legata a modalità che non le appartengono», dice Zonari, secondo cui il dissenso politico va manifestato nelle sedi pubbliche e con modalità non violente».
Diversa la visione di Anna Ferraresi: «Con tutto il rispetto per Coletti, occorre distinguere tra ciò che è reale intimidazione e ciò che può essere percepito diversamente secondo la sensibilità individuale», sostiene l’ex consigliera, per la quale «il messaggio non può essere strumentalizzato per alimentare indignazioni selettive o per creare narrazioni comode a chi detiene il potere». Ferraresi poi sottolinea: «Negli anni in cui ero consigliera sono stata invece oggetto di vere e documentate intimidazioni: dossieraggio politico imputato a Nicola Lodi, oggi a processo; accessi abusivi ai miei dati Inps da parte di Marco Vincenzi; colpi di pistola a salve davanti alla mia abitazione; pedinamenti e controlli sui miei spostamenti, sia verso casa sia sul posto di lavoro. Allora, da parte della maggioranza che oggi grida indignazione, calò il silenzio. Nessuna condanna pubblica, nessuna solidarietà, nessuna difesa della mia privacy e della mia sicurezza».