Ferrara. Barchette per la Palestina libera: «Le hanno lasciate le nostre figlie»
Nessun intento intimidatorio nei confronti dell’assessora Cristina Coletti. Parlano i genitori di quattro ragazze di 13 e 14 anni: «Distribuite in tutto il quartiere. Sorpresi dalle reazioni, uno slancio da parte di giovani donne è stato frainteso»
Ferrara Può tornare a dormire sonni più tranquilli o quantomeno recuperare la serenità familiare che aveva considerato attaccata, l’assessora comunale Cristina Coletti. Le barchette con scritto “FreePalestine” che ha trovato sul suo cancello di casa non erano messaggi intimidatori da parte di qualche attivista ProPal. A lasciargliele, infatti, è stato un gruppo di ragazzine adolescenti che aveva partecipato poco prima alla loro creazione in vista del presidio “Save Gaza” e che ne ha poi distribuite un po’ per tutto il quartiere e così anche all’ingresso dell’abitazione di Coletti, che non era considerata un target di alcun tipo.
Dopo il grande clamore mediatico e politico, con accuse mosse da più parti, dal sindaco in giù, a intervenire e buttare grosse secchiate d’acqua sul fuoco, sono i genitori delle stesse ragazzine, che preferiscono, in ragione della tutelare delle giovani, rimanere anonimi. Lo fanno con una lettera nella quale fanno chiarezza sulla vicenda e sui suoi reali contorni.
«Siamo i genitori delle quattro ragazze che qualche giorno fa, nel tardo pomeriggio, hanno lasciato le barchette #freepalestine in vari luogo delle zone adiacenti al centro». Zone che non vengono riportate e che non riportiamo nemmeno noi a tutela della privacy sia dell’assessora che delle altre persone coinvolte.
«Leggendo la stampa di questi giorni abbiamo ricostruito gli eventi con le nostre figlie e riportiamo i fatti come ci sono stati raccontati». I fatti sono che «in risposta all’appello nazionale e trasversale a sostenere la missione umanitaria della Global Sumud Flottilla, così come in tante altre città d’Italia, anche a Ferrara gruppi di persone e di giovani hanno realizzato le barchette di carta, in vista del presidio Save Gaza, indetto da Rete per la Pace di sabato scorso in piazza Cattedrale. Anche le nostre figlie di 13 e 14 anni – scrivono i genitori – hanno costruito e colorato barchette che poi hanno lasciato nei pressi di scuole e luoghi pubblici». Le ragazze hanno fatto anche alcune foto dalle quali si evince che le barchette sono state lasciate in luoghi di passaggio e in alcuni cancelli o buchette per la posta dei palazzi «proprio per attirare l’attenzione e, nelle loro intenzioni, sollecitare una riflessione su ciò che sta accadendo in Palestina. Alcune barchette sono ancora al loro posto».
I genitori si dicono «sorpresi dalle reazioni generate dal ritrovamento di un paio di queste barchette sul cancello e nella buchetta dell’assessora Coletti e ci dispiace che un gesto innocuo, ma fatto con autentico slancio da giovani donne che si affacciano all’impegno civile, sia stato frainteso e presumibilmente attribuito ad altre persone e ad altre intenzioni, producendo reazioni molto lontane da quelle che le ragazze si aspettavano».
Le reazioni, a parte quella della diretta interessata, sono arrivate dal sindaco Alan Fabbri e dalla Lega in particolare, che hanno letto le barchette come una sorta di messaggio di avvertimento all’assessora, accusando gli attivisti (pro Palestina, ma anche alcuni collettivi transfemministi) di surriscaldare il clima in città e cercare lo scontro. Perfino la capogruppo de La Comune, Anna Zonari, ha parlato di «gesto vile e intimidatorio». Niente di tutto ciò. «Di certo non è stato un blitz – chiariscono i genitori – e con certezza l’intento non era quello di turbare la quiete familiare di nessuno». Era solo una manifestazione del loro intento di «partecipare per costruire un futuro migliore».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
