La Nuova Ferrara

Ferrara

L’appello

Ferrara, Cittadini del Mondo allo sfratto: «Abbiamo bisogno di una casa»

Ferrara, Cittadini del Mondo allo sfratto: «Abbiamo bisogno di una casa»

Il 31 ottobre l’associazione deve lasciare la storica sede di via Kennedy. L’appello: «Cancellarla significa senza vere alternative significa smantellare un punto vivo della città»

2 MINUTI DI LETTURA





Ferrara Il 31 ottobre segnerà una data dolorosa per la comunità di Cittadini del Mondo: il centro di via Kennedy, punto di riferimento per centinaia di persone, dovrà essere sgomberato. L’associazione, attiva a Ferrara dal 1993, è nata con l’obiettivo di favorire l’integrazione e la tutela dei nuovi cittadini, promuovendo attività sociali, educative e culturali. Oggi, però, la sede per la continuità dell’impegno associativo è messa in discussione.

Mentre stanno terminando i laboratori estivi di fotografia, arte e lingua, e in vista dell’avvio delle lezioni quotidiane di italiano, fissato per lunedì, all’orizzonte c’è la minaccia della perdita della sede. «Dopo un primo e unico incontro con l’assessore Coletti - raccontano - non sono più arrivate convocazioni». Le ripetute richieste formali dell’associazione – inviate tramite Pec il 28 aprile, 13 maggio, 8 agosto e l’ultima lunedì scorso – non hanno ricevuto risposta, se non quella, con risposta immediata, dell’Ufficio Tecnico che intimava nuovamente lo sgombero.

L’unica alternativa avanzata dal Comune è un locale in via Bologna 637, nell’ex sede Coldiretti, a oltre 4 chilometri dal centro. Un luogo ritenuto inadeguato, in quanto scarsamente collegato, privo di piste ciclabili, attraversato da strade trafficate e mal illuminate, raggiungibile solo con un autobus che interrompe il servizio alle 20. Un isolamento che, secondo l’associazione, comprometterebbe gravemente l’accessibilità per donne con bambini, studenti del doposcuola e persone prive di mezzi propri.

Cittadini del Mondo sottolinea come l’associazione, nella sede di via Kennedy, rappresenti non solo uno spazio attrezzato e centrale, ma soprattutto un presidio di inclusione che ha garantito corsi gratuiti di lingua, doposcuola, attività sportive, consulenze e sostegno contro discriminazioni e razzismo.

«Cancellare questa sede senza alternative concrete – affermano – significa smantellare un punto vivo della città, sostituendo partecipazione e fiducia con disorientamento e isolamento. Abbiamo bisogno di una casa». Un appello, dunque, alla cittadinanza e alle istituzioni: perché la Ferrara solidale non perda un presidio costruito in oltre trent’anni di attività. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA