Ferrara, Fabbri: «Da ProPal frasi gravissime»
Il sindaco stigmatizza le parole pronunciate da Adam Sami (Ferrara per la Palestina) nel comizio sotto il Municipio
Ferrara Ci sono alcune barchette di carta salendo lo Scalone del Municipio, “avanzate” dalla manifestazione per Gaza. Una protesta forte che ha rivelato ancora una volta gli orrori in Medio Oriente. Vi hanno aderito un migliaio di persone tra lavoratori e studenti, fino allo scalone del Municipio.
È lì che Adam Sami di Ferrara per la Palestina ha pronunciato una frase subito ripresa dal sindaco Alan Fabbri. Su Facebook, s’intende, con un post uscito proprio durante il Consiglio comunale. «Se non cambia – il conflitto a Gaza –, la prossima volta saremo il doppio ed entreremo qua dentro a prenderli di peso».
Fabbri fa quindi un memorandum dell’attivista, ricordando il faccia a faccia che hanno avuto proprio nell’aula del Consiglio: «Lo sfidai personalmente – scrive il sindaco – per difendere le istituzioni democratiche, i valori fondanti del nostro Paese».
Ed ecco una nuova sfida: «Noi siamo per la pace, ma credo che persone come Sami non cerchino unità, ma conflitto – prosegue –. A dimostrarlo sono frasi gravissime come quella di oggi, il travisamento delle mie parole e l’atteggiamento padronale con cui sfilano ogni settimana. Nonostante tutto, continuano a fare e dire ciò che vogliono».
Poi il messaggio: «Abbassate i toni: se la vostra guerra è a casa vostra non è detto che dobbiate portarla anche qui».
Neanche a farlo apposta e in Consiglio Marzia Marchi presenta una mozione (poi respinta) sull’atteggiamento di Fabbri in merito al diritto di manifestazione, «che comunque è garantito dalla Costituzione e non lo decide il sindaco, né è compito suo valutare “limiti oltrepassati”, né tanto meno invocare l’intervento del Prefetto in assenza di motivazioni valide» spiega la 5 stelle, la quale chiede che «il sindaco venga impegnato a riconsiderare le proprie dichiarazioni e ad astenersi in futuro».
Un paio di considerazioni sulla Giunta le spende anche Anselmo: «Questo cercare a tutti i costi un nemico crea odio, quindi smettete di fare le vittime perché chiunque ha una posizione di visibilità deve farci i conti».
Finiscono al centro del dibattito anche le barchette fatte recapitare all’assessore Coletti davanti casa, gesto poi “rivendicato” da alcune ragazzine di 13 e 14 anni. «Barchette pacifiche – le chiama Marchi – che rappresentavano la Sumud Flotilla». Risponde Coletti: «Fate tutte le manifestazioni che volete, ma abbiate rispetto per me e la mia famiglia».
C’è un appello, un tentativo di «sotterrare l’ascia di guerra»: lo fa Camilla Mondini (FdI) tornando sulla manifestazione di giornata. «Non si può sempre ridurre tutta la manifestazione, comunque pacifica e con interventi accorati, ai soli episodi di violenza verbale e minacce, che ad ogni modo restano da condannare. Altrimenti si crea polarizzazione, che a sua volta tesse le basi per una costante guerra civile pericolosa, a partire dalle divisioni e dalle etichette ideologiche politiche. Mi fa paura che ogni pretesto sia usato per farsi la guerra: diventiamo tutti un po’ più umani».
Divisione che tra i banchi è emersa non più tardi di qualche ora prima, in occasione del minuto di silenzio per Charlie Kirk, attivista americano di destra ucciso. È allora che l’opposizione è uscita dall’aula rifiutando il cordoglio, giustificando il gesto alla luce delle «idee aberranti che esprimeva», per le quali «sarebbe stato condannato in Italia per istigazione all’odio» aggiunge Anselmo.