La Nuova Ferrara

Ferrara

Ottant’anni dopo

A Pieve di Cento un liquore che viene dal passato, Tartarini omaggia la famiglia

Georges Savignac
A Pieve di Cento un liquore che viene dal passato, Tartarini omaggia la famiglia

Tornano i prodotti dell’azienda chiusa nel 1945

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Pieve di Cento A Pieve, come del resto ovunque, a volte le storie non tornano da un archivio o da una lapide; riemergono da un profumo, da un sapore, da una bottiglia che sembra arrivare da un altro tempo. Ed è qui che affiora la storia, attraverso un liquore antico, una ricetta familiare che riprende fiato dopo quasi un secolo e riporta alla luce le radici della liquoreria territoriale. Un passato che non si limita a tornare, ma che oggi trova nuova luce nella riscoperta delle tradizioni locali e di ciò che fa identità. A rendere tutto questo possibile è Stefano Tartarini. È un volto noto della ristorazione con il suo Black Bass (ristorante in via Garibaldi) di Pieve di Cento, custode di una cucina dove la materia prima detta la linea, e che ora ha scelto di affiancare al ristorante un progetto che profuma di memoria. Nonostante la vita frenetica dietro ai fornelli e alle aste del pesce nel cuore della notte, ha deciso di riaprire un cassetto di famiglia rimasto chiuso dal 1945, quando la guerra spazzò via la Liquoreria Tartarini, fondata dal bisnonno Giulio nel 1889.

Quella liquoreria nacque negli anni in cui l’Italia scopriva la modernità e i distillati diventavano simbolo di gusto e mondanità. Era l’epoca delle facciate Liberty, dei marchi destinati a diventare leggende, e anche Pieve — all’epoca ancora legata a Ferrara dal capriccio del Reno — aveva il suo nome da custodire. La famiglia Tartarini prosperava, poi arrivò la tempesta: la casa incendiata, le ricette nascoste, la fuga, e un silenzio lungo oltre settant’anni.

Il recupero

Adesso Tartarini quel silenzio ha deciso di romperlo. Ha recuperato nomi, etichette, ricordi, quaderni di famiglia e ha rimesso in cammino ciò che sembrava destinato a restare una nota di storia locale. Tornano così l’amaro dalle radici antiche, la sambuca elegante e, soprattutto, il Liquore del Reno, celebre punta di diamante che nel 1909 fu premiata con una medaglia d’oro internazionale. Stesso nome, stessa ricetta, stesso orgoglio. Non c’è nostalgia sterile in questa rinascita. C’è la volontà di ricucire un filo che lega Pieve al proprio passato, di dare nuova voce a un sapere artigianale che appartiene al territorio. E c’è anche un passo nel presente: accanto alle ricette di famiglia, Tartarini ha infatti aggiunto una sua creazione, un liquore al chinotto agrumato e dal finale amaro, il quale ricorda che la tradizione vive solo se sa dialogare con l’oggi.

La promozione

Insomma, tutto nasce dalle radici, ma cresce grazie a chi ha la volontà di custodirle. Tartarini si muove con il rispetto di chi conosce il valore di ciò che porta il proprio nome. Non forza i tempi, non cerca clamore: preferisce raccontare, far assaggiare, lasciare che siano il sapore e la storia a parlare; infatti da quando la produzione è iniziata, Tartarini organizza degustazioni nei locali, accertandosi puntigliosamente che i cocktail preparati con il proprio liquore vengano eseguiti con ricette eseguite senza alcuna sbavatura. E se c’è chi pensa che questi liquori siano roba “da anziani” si sbaglia di grosso, infatti sarà il locale “El Santo” a Cento, ai piedi della Rocca (in piazzale della Rocca 1), a proporlo a tutti i giovani che saranno presenti durante “il giro dei martedì”, che questa settimana farà tappa con la sua movida giovanile proprio nella piazza centese. La nuova tappa del “giro del martedì” è prevista infatti per oggi dalle 21 fino a mezzanotte al chiosco “El Santo” con djset di Lorenzo Ferri e i liquori di Tartarini.