Militare ucraino detenuto per il sabotaggio dei gasdotti: «Diritti violati nel carcere di Ferrara»
Il militare Serhii Kuznetsov è indagato per l’assalto a Nord Stream e ora in custodia all’Arginone in attesa di una decisione sulla sua estradizione in Germania. Da dieci giorni fa lo sciopero della fame
Ferrara «Sono trattenuto sotto sorveglianza armata, in isolamento massimo e costante. Sono in sciopero della fame perché gli italiani ignorano le mie richieste e violano i miei diritti di prigioniero di guerra e di essere umano». È quanto scrive dal carcere di Ferrara Serhii Kuznetsov, il militare ucraino arrestato su mandato europeo della Germania, dove è indagato per il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, avvenuto nel 2022 dopo l’invasione russa in Ucraina.
Kuznetsov ha fatto pervenire la lettera manoscritta al suo difensore, l’avvocato Nicola Canestrini, che ne ha poi diffuso il contenuto. Nella missiva, l’ufficiale descrive l’isolamento totale, il peggioramento delle sue condizioni di salute e lo sciopero della fame intrapreso da fine ottobre per protestare contro quelle che considera violazioni dei suoi diritti fondamentali. Secondo quanto riporta l’avvocato, la lettera non è arrivata tramite canali ufficiali ma ricevuta privatamente.
«Più che un ufficiale delle Forze Armate ucraine, il mio assistito è stato scartato come una scarpa vecchia, dimenticato da chi avrebbe dovuto difenderlo – ha dichiarato Canestrini – Sembra la sceneggiatura di un film tragico, ma purtroppo è la realtà».
Canestrini ha aggiunto che la detenzione prolungata di Kuznetsov solleva gravi interrogativi sul rispetto del diritto umanitario internazionale e sul trattamento dei combattenti catturati all’estero. La lettera si conclude con le parole dell’ufficiale: «Amo l’Ucraina e il suo popolo, e ho l’onore di essere un ufficiale delle Forze Armate. Gloria all’Ucraina».
Kuznetsov è trattenuto in attesa che venga presa una decisione sulla sua estradizione in Germania. Era stato arrestato ad agosto in provincia di Rimini e poi trasferito nella casa circondariale di via Arginone. La Corte d’appello di Bologna aveva dato il via libera alla consegna alle autorità tedesche, ma la Cassazione aveva annullato la decisione perché la corte territoriale aveva riqualificato il reato di sabotaggio indicato nel mandato di arresto europeo in un’ipotesi “italianizzata” di terrorismo, prevedendo la partecipazione dell’indagato all’udienza solo a distanza, in videoconferenza, anziché personalmente. Il caso era stato rimandato ai giudici felsinei che hanno nuovamente dato il via libera all’estradizione. Anche questa decisione è stata impugnata e si è in attesa della fissazione della relativa udienza in Cassazione.
Da quanto appreso, Kuznetsov lamenta condizioni particolari di salute con conseguenti esigenze nutrizionali che non verrebbero assecondate dal carcere, cosa che l’ha spinto allo sciopero della fame da circa dieci giorni. «Il problema non è il carcere di Ferrara in sé, ma è che quando una persona entra in carcere sembra che i diritti evaporino», spiega l’avvocato Canestrini che dichiara di aver avuto ieri un «incontro con la direttrice del carcere nel quale abbiamo cercato di capire cosa possiamo fare: non è interesse di nessuno esasperare la situazione. Confido che in settimana tutto si risolva».
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