La Nuova Ferrara

Ferrara

Il caso

Indagine sugli embrioni a Lagosanto, l’Ausl: «Riorganizzazione equa e dovuta»

Daniele Oppo
Indagine sugli embrioni a Lagosanto, l’Ausl: «Riorganizzazione equa e dovuta»

L’azienda replica sul trasferimento della dottoressa che ha denunciato. L’avvocato Anselmo sugli indagati operativi nel centro Pma: «Sono fantasmi?»

3 MINUTI DI LETTURA





Lagosanto L’attività del centro di procreazione medicalmente assistita sospesa in via cautelativa dopo l’avvio dell’indagine, ma quelle temporanee affidate alle stesse persone indagate, in particolare al primario al quale risulta essere stato garantito in via esclusiva l’accesso completo alla banca dati Fertilab, escludendo invece l’altra dirigente medica, la stessa che aveva segnalato le anomale e poi invitata a svolgere un altro incarico.

Questo il nodo centrale della questione sollevata dalla Nuova, alla quale l’Ausl replica con una nota nella quale si legge che, dopo la sospensione dell’attività della Pma, l’azienda «ha dato disposizioni per l’accompagnamento delle coppie ad un nuovo percorso e per il mantenimento in perfetta funzionalità della criobanca. Lo svolgimento di solo questa attività, richiede un numero inferiore di operatori rispetto a quelli del Centro in piena attività. Di conseguenza, tutti i professionisti e operatori che vi lavorano sono stati contattati e gli è stata assegnata altra attività, con tempistiche ed impegno differente a seconda del tempo che ancora devono dedicare alle funzioni residuali in Pma. Entrambi i dirigenti medici del Centro sono stati dunque destinati a svolgere attività ambulatoriale specialistica ginecologica – afferma l’Asl –, in modo da rendere disponibili maggiori prestazioni a disposizione della cittadinanza, compartecipando alla riduzione dei tempi d’attesa; anche le quattro ostetriche presteranno la loro attività specifica in altra sede. Tale riorganizzazione è stata predisposta per il periodo di sospensione di attività del Centro, come peraltro comunicato al personale coinvolto, al quale è stata anche offerta possibilità di scelta sulla sede di svolgimento della nuova attività. Si tratta dunque di un’azione equa, necessaria e dovuta, al fine di una corretta gestione delle risorse umane e nell’interesse pubblico».

A questa ricostruzione replica l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste delle pazienti: «La sospensione cautelare, nella mia esperienza, comporta l’allontanamento dei soggetti dal luogo in cui si assume che siano stati commessi dei reati in modo tale che non ne vengano commessi di ulteriori o che non vengano inquinate le prove. Mi chiedo: quelli che sono stati visti nel medesimo luogo di lavoro sono dei fantasmi?».

L’Asl sostiene di aver saputo solo dalla stampa che l’indagine origina da una denuncia interna e qualifica come «strumentale e gravemente lesivo dell’immagine di correttezza dell’Azienda ipotizzare che vi siano misure ritorsive» nel trasferimento della stessa dottoressa. Per l’Asl si tratterebbe di un «attacco mediatico» che già vi sarebbe stato in occasione della proposta di trasferimento a Ferrara, avanzata nei primi mesi dell’anno alla stessa dottoressa dopo il ritorno al lavoro del primario che aveva fatto sospendere per mobbing. In quell’occasione, la Fp Cgil aveva parlato di «pressioni inaccettabili». Nel frattempo, l’Ausl ha incaricato l’avvocata Sabrina Di Giampietro per l’assistenza legale sulla vicenda. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA