Bernini agli studenti del semestre filtro: «Poveri comunisti». C’è anche la rettrice di Unife
Dal palco di Atreju la contestazione degli studenti di Medicina al ministro dell’Università e della Ricerca. Link e Adi Ferrara: «Ramaciotti cosa ne pensa? L’Ateneo di Ferrara prenda le distanze»
Ferrara L’ha urlato a squarciagola, con il microfono in mano e dal palco di Atreju, la festa del movimento giovanile di Fratelli d’Italia. S’è giocata il jolly, rispondendo alle preoccupazioni degli studenti con una delle frase iconiche del “suo” presidente. Manco a dirlo, è scattata l’ovazione.
“Siete dei poveri comunisti”
Le parole del ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini hanno già fatto il giro del web. Dai Giardini di Castel Sant’Angelo (Roma) la forzista è stato interrotta nel suo intervento da alcuni giovani dell’organizzazione studentesca Udu tra il pubblico, che hanno voluto denunciare davanti a lei le criticità del semestre filtro che introduce alla facoltà di Medicina. E l’hanno fatto direttamente nella tana del lupo. «Ministra, sono uno studente del semestre filtro, non ce la facciamo più, non abbiamo risposte, perderemo un anno di università». Bernini prende tutto sul ridere: «Bravi, facciamo un applauso ai nostri amici protestatori. Posso fare una citazione storica? Sapete come diceva il presidente Berlusconi? “Siete sempre solo dei poveri comunisti”. Fatemi parlare prima di contestare; questo dimostra tutta la vostra inutilità». A quel punto prova a correggere il tiro e scende in platea per il faccia a faccia: i toni si abbassano. Il giovane spiega: «Sui gruppi Whatsapp ci sono ragazzi che hanno pensieri suicidi, che stanno male, chi ha ricominciato lo psicologo». Dal palco prosegue: «Quando si fa il ministro si è responsabili di ciò che si fa, e io mi assumo la responsabilità di tutto. A febbraio la graduatoria di Medicina sarà completata e coloro che fino a un anno fa sono stati vittime di lobby e speculatori non saranno più candidati a test basati su domande inutili, ma studenti universitari». Porta in alto alcuni numeri: «Abbiamo fatto entrare 55mila studenti universitari. A febbraio, 24mila saranno in graduatoria a Medicina, gli altri potranno scivolare sulle materie affini. Questo è l’impegno che io mi assumo davanti a voi. Le chiacchiere, amici dell’Udu, stanno a zero».
La rettrice di Unife
Cosa c’entra Laura Ramaciotti è presto detto. La rettrice dell’Università di Ferrara e presidente della Crui era presente al momento dei fatti, perché relatrice al panel “Alleanze per il sapere: politica e accademia in dialogo” insieme al ministro. Ha cercato di non scomporsi durante il “confronto” tra le parti, accennando qualche espressione amara per quanto stava accadendo. È così che, anche da Ferrara, è stata accesa la luce sul caso. Adi (Associazione Dottorandi e dottori d’Italia) critica le parole di Bernini e chiede: «Un chiarimento sull’accaduto e sulle posizioni della rettrice nel merito della vicenda, nonché che l’Ateneo prenda pubblicamente le distanze da quanto dichiarato dalla Ministra in quella sede, ribadendo un principio essenziale: gli studenti e le studentesse non sono un problema da gestire, ma una componente centrale della comunità accademica. Le loro preoccupazioni meritano ascolto, non derisione e infantilizzazione».
Anche Link richiede «la più sentita pressa di distanza da quanto affermato, ovvero che gli studenti siano una nullità», auspicando la collaborazione della rettrice e dell’Ateneo «nel condannare le irripetibili affermazioni e le azioni irrispettose della ministra, mostratasi poco istituzionale nonostante l’alto ruolo esecutivo nella nostra Repubblica».
Conclude Adi Ferrara: «Ci sia una presa di responsabilità e la manifestazione delle dovute scuse da parte della Ministra nei confronti degli studenti coinvolti; l’avvio immediato di un serio confronto sulle criticità del semestre filtro con le organizzazioni di rappresentanza studentesca; il pieno riconoscimento del ruolo attivo degli studenti e delle loro organizzazioni di rappresentanza nel segnalare problematiche del sistema universitario. Gli studenti e le studentesse non sono “inutili”. Inutili sono le parole che tentano di delegittimarli».
