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Da Ferrara al Cile, i panini con coppa e mortadella di Nicola conquistano il Sudamerica

Stefania Andreotti
Da Ferrara al Cile, i panini con coppa e mortadella di Nicola conquistano il Sudamerica

A Santiago l’imprenditore Schincaglia ha aperto “Quel bravo ragazzo”, uno di quei locali che ha contribuito a diffondere nel mondo la cultura gastronomica e la cucina italiana, oggi patrimonio Unesco

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Ferrara A Santiago del Cile esiste un angolo di Ferrara, dove tra bandiere della Spal e foto di Piazza Trento e Trieste si possono gustare i panini gourmet con prodotti italiani di Nicola Schincaglia. Una di quelle realtà che hanno contribuito a diffondere la cultura gastronomica nazionale nel mondo e che hanno portato all’inserimento della nostra cucina nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’Unesco. Il locale si chiama “Quel bravo ragazzo” e si trova nel cuore del Barrio Lastarria, un quartiere storico, culturale e bohémien, molto centrale e conosciuto per la sua atmosfera vivace, tra ristoranti, bar, cinema e importanti monumenti come il Cerro Santa Lucía e la Plaza de Armas.

Da Ferrara al Cile

Nicola è nipote di migranti che subito dopo la guerra sono andati a cercare migliore fortuna in Venezuela. Tornati in Italia quando sua mamma era piccola, sono poi rimasti a Ferrara dove 41 anni fa è nato lui. Cresciuto in città dove ha studiato all’Itip, ha fatto l’operaio nell’azienda di famiglia e ha giocato a calcio nell’Acli San Luca e San Giorgio e a Codrea. Poi si è formato in scienze politiche e sociali per lavorare come operatore sociale in varie strutture. Più volte è tornato in Sudamerica sulle tracce della sua storia famigliare, e infine ha deciso di rimanere in Venezuela nel 2015. Ma l’indole nomade non l’ha mai abbandonato, così nel 2017 si è spostato in Cile, «considerato la Svizzera dell’America Latina, un paese molto occidentale: contrariamente a quel che si pensa, ci sono tanti cileni alti, biondi e con gli occhi azzurri. La presenza tedesca è molto forte e in alcuni villaggi le architetture ricordano quelle austriache. E alla diversità culturale corrisponde anche una grande biodiversità: dal deserto di Atacama ai ghiacciai della Patagonia, si attraversano tutti i climi e paesaggi. Mi sono subito innamorato di questo posto e ne ho colto le grandi opportunità. All’inizio ho lavorato come cameriere, così mi sono reso conto che tra tanti ristoranti e pizzerie nessuno aveva pensato a una paninoteca, nonostante il Cile sia uno dei più grandi consumatori di pane del mondo. Io per primo avevo una gran voglia di un panino con la mortadella, ma non sapevo dove andare. Così ho iniziato a maturare l’idea di aprire un mio locale, ma nel 2019 è scoppiata una guerra civile e per alcuni mesi mi sono rifugiato a Rapa Nui, conosciuta come l’isola di Pasqua, in mezzo all’Oceano Pacifico, un luogo incantevole, ma troppo distante da tutto. Così sono tornato a Santiago, ma è arrivata la pandemia e la mia famiglia ha voluto fortemente che tornassi a Ferrara. In questo tempo ho definitivamente messo a fuoco il progetto della paninoteca, e quando nel 2021 sono riuscito a tornare in Cile, l’ho aperta».

Mortadella e coppa in Sudamerica

Un luogo unico e originale che mescola tratti distintivi che rendono riconoscibile l’italianità all’estero a elementi tipicamente ferraresi e meno conosciuti, creando un antro delle meraviglie, che gli avventori si incantano a osservare mentre aspettano il loro panino con coppa, parmigiano e verdure preparato al momento davanti ai clienti estasiati. Ora che è arrivata la bella stagione, le porte sono aperte, a creare continuità con la distesa antistante addobbata per il Natale. «Farciamo i nostri panini con salumi e formaggi importati direttamente dall’Italia che hanno fatto arrivare la nostra tradizione culinaria al top del mondo, come ha dimostrato il recente riconoscimento delle Nazioni Unite. Ce la invidiano tutti e per noi italiani all’estero è molto importante mantenere questa cultura, far conoscere i migliori prodotti originali. Qui si leccano i baffi e mi chiedono “Nicola perché sei venuto in Cile?” e io rispondo “Perché tutti i cileni hanno diritto di mangiare un vero panino col prosciutto”. Ma non è solo questo, c’è anche chi viene qui solo per parlare italiano, raccontare le vacanze nel nostro paese o il desiderio di andarci. Tutti hanno il mito dell’Italia, che piace tantissimo, così come gli italiani, siamo davvero benvoluti. Contrariamente a quel che si può pensare, qui abbiamo fama di essere puntuali, precisi ed esigenti. Per noi è un orgoglio mantenere alta la bandiera, così come i valori che mi hanno insegnato: la dedizione al lavoro, il rispetto e il sacrificio di chi come me si è costruito da solo».

Ora Nicola ha cinque dipendenti, tra cui Oretta, una signora romana addetta a verdure e pubbliche relazioni. Seduta sulla soglia lava pomodori e insalata, e chiacchiera con tutti in quell’itagnolo tipico degli emigrati.

«Siamo aperti dalle 10.30 alle 21.30, ma gli orari di punta sono quelli di pranzo e cena quando il viavai di clienti e ordini online è davvero molto intenso. Questa attività ha preso piede da subito e ora mandiamo i nostri panini in tutto il Sudamerica. Qui siamo molto conosciuti, avrò fatto almeno una trentina di interviste per i media cileni e questo ci ha dato molta notorietà».

Difficoltà, entusiasmo e futuro

L’idea giusta, nel momento giusto, nel posto giusto, senza perdere l’identità ferrarese. Questi gli ingredienti del successo di “Quel bravo ragazzo”, che però deve anche fare i conti con la complessità del paese. «Ci sono state difficoltà burocratiche e furti, nel locale e ai rider che consegnano il cibo. Quando le persone hanno fame, ti rapinano anche per un panino». Ma Nicola ne ha viste tante e non si lascia scoraggiare, ogni volta riparte con entusiasmo e determinazione. Lasciandosi anche coinvolgere dalle attività cittadine, come Interno Verde Santiago che ha proposto nella capitale cilena un altro format “made in Fe”, aprendo magnifici giardini di ville coloniali dove Schincaglia ha organizzato una disfida di panini. Con lui collabora anche un altro ferrarese Franco Finessi, ma questa è un’altra storia. «Le cose stanno andando bene e la mia intenzione è continuare anche per i prossimi anni. Poi però mi piacerebbe tornare a Ferrara. Intanto mi godo l’imminente arrivo dell’estate e l’affetto dei tanti clienti, fedeli e di passaggio. Peccato non poter inserire nel menù il panino con la salama, ma quella purtroppo non la fanno arrivare fino a qui». 

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