La Nuova Ferrara

Ferrara

L’inchiesta

Pma a Lagosanto, altri due indagati. Sequestro degli embrioni respinto

Daniele Oppo
Pma a Lagosanto, altri due indagati. Sequestro degli embrioni respinto

Il tribunale rigetta l’appello del pm, scelta la superconsulente

3 MINUTI DI LETTURA





Lagosanto Ci sono quattro novità nell’inchiesta sulla gestione del centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale del Delta di Lagosanto. La prima è che la Procura ha iscritto due nuovi nomi nel registro degli indagati, che ora salgono a otto. Si tratta di due biologhe, che si aggiungono alle due già sottoposte a indagine, nonché al primario, al responsabile di laboratorio (e al suo predecessore) e alla responsabile della qualità.

La seconda è che si è allargato anche il numero delle persone offese individuate al momento, che sono salite a nove (in molti casi si tratta di coppie assistite dal centro Pma e non solo di donne singole) e dunque il numero di condotte che la Procura sospetta siano state illecite. La terza è che la stessa Procura ha nominato anche gli esperti per effettuare le consulenza tecnica “biologiche” sugli embrioni e la loro gestione, anche nel rapporto con le pazienti: si tratta del medico legale Roberto Testi di Torino e della biologa Paola Viganò, coordinatrice del Laboratorio di procreazione medicalmente assistita al Policlinico di Milano e, soprattutto, una delle maggiori esperte internazionali in materia. I quesiti ai quali dovranno rispondere verranno fissati al momento del conferimento dell’incarico, che sarà mercoledì prossimo.

A proposito di consulenze, l’allargamento del numero degli indagati ha comportato anche il momentaneo stop della consulenza informatica sui dispositivi sequestrati agli originari indagati, che verrà rinviata una volta che potranno partecipare anche le difese dei nuovi. La quarta novità è che il tribunale – collegio composto dai giudici Sandra Lepore, Rosalba Cornacchia e Vincenzo Cantelli – ha rigettato l’appello proposto dal pubblico ministero Barbara Cavallo contro il decreto del giudice per le indagini preliminari Giovanni Solinas che aveva respinto il sequestro preventivo degli embrioni conservati nel centro Pma. La decisione è stata assunta nella stessa giornata dell’udienza (mercoledì 10 dicembre), ma è nota solo da ieri.

Il mancato sequestro non sembra invalidare la volontà della pm di procedere con le consulenze tecniche, dato che la nomina degli esperti è successiva alla decisione del tribunale. La vicenda è, ovviamente, molto complicata. Anche in base a una denuncia interna, gli inquirenti sospettano che vi siano state delle omissioni (come quelle sui controlli di fertilizzazione degli ovociti, richiesti dalle linee guida internazionali e da quelle interne dell’Asl), ma anche dei falsi nella formazione delle cartelle cliniche delle pazienti, ad esempio segnando come eseguiti dei controlli ecografici mai effettuati, ma anche attestando condizioni cliniche non rispondenti al vero (questa è, ad esempio, una delle nuove ipotesi d’indagine).

In almeno un caso sarebbe stato anche impiantato un embrione sbagliato in una donna, appartenente a un’altra paziente, la quale sarebbe stata poi fatta abortire nascondendole la verità, ma con la spiegazione che l’impianto non era andato bene. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA