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Traffico, a Ferrara si perde oltre un giorno all’anno bloccati alla guida

Traffico, a Ferrara si perde oltre un giorno all’anno bloccati alla guida

Sono 30 le ore passate al volante che portano la città estense al 38° posto in italia. Aumento generalizzato dei ritardi nelle aree urbane del Paese e Roma svetta. La classifica

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Ferrara In tre ore si possono fare una moltitudine di attività, produttive o di svago che siano. Si può cucinare una pizza, allenarsi all’aria aperta, prendersi cura di sé, anche visitare una città o una mostra. Tre ore in un anno intero, poi, potrebbero essere decisamente irrisorie, ma iniziano ad assumere sostanza nel momento in cui bisogna preventivare che verranno perse. Dove? Fermi in coda al volante, magari con qualche automobilista che spazientito suona il clacson pensando così di risolvere il problema e sveltire le operazioni. Ma attenzione, perché in questo caso non parliamo di tre ore assolute, bensì dell’incremento di tempo che i ferraresi hanno passato nel traffico rispetto all’anno passato. Nel 2024 le attese trascorse al volante sono state stimate in 27 ore, quest’anno addirittura 30.

Classifica e dati

La fotografia arriva dal sito americano Inrix, agenzia specializzata nell’analisi dei trasporti e che esamina la situazione mondiale. Per inquadrarla in un contesto internazionale, Ferrara figura al 368º posto su 942 aree urbane analizzate in tutto il globo. E nonostante le ore al volante siano aumentate, la posizione in classifica rispetto all’anno passato è scesa di undici posizioni. Lo stesso vale nel ranking italiano, dal 35º al 38º posto. Questo succede perché nel 2025 è stato registrato un aumento generalizzato dei ritardi per la maggior parte delle città. A livello di velocità, invece, Ferrara rimane stabile, anzi si sono rilevate leggerissime variazioni che hanno portato la lancetta del contachilometri a “prendere quota”. Negli orari di punta, ovvero la fascia oraria 7.30-8.15 che coincide con l’ingresso a scuola e l’inizio del lavoro e quella che va dalle 17 alle 18 con il rientro a casa, la velocità è salita di due miglia, passando dai 28 del 2023 e 2024 ai 30, che tradotto significa passare dai 45 ai 48 chilometri orari. La velocità “non di punta” è invece registrata a 59 chilometri orari, uno in più dell’ultimo biennio. Invariata la velocità “dell’ultimo miglio”: dentro e nei pressi delle mura cittadine c’è una certezza. Occorre avere pazienza e mettersi il cuore in pace – fretta o meno che si abbia – perché più dei 24 chilometri orari non si fanno. Ed è così da tre anni a questa parte.

Curioso scoprire anche quali sono le “aree pendolari” maggiormente battute: Inrix utilizza infatti i dati anonimi del viaggio per identificare i percorsi e le destinazioni più frequentate. Naturalmente, sono state contrassegnate le direttrici che portano in città (o fuori) dai quattro diversi punti cardinali. C’è la via Padova, poi via Eridania proseguendo verso Occhiobello; la Superstrada Ferrara-mare; l’A13 da e per Bologna; via Modena e la statale che si allunga a Vigarano Mainarda, Casumaro, Finale Emilia.

Regione, Italia e mondo

L’attesa sarà snervante, ma si sappia che in regione Ferrara, con le sue 30 ore, è la seconda città con meno tempo trascorso al volante. Solo Forlì fa meglio (17), mentre il primato emiliano-romagnolo se lo aggiudica Reggio Emilia con 47 ore perse nel traffico che le valgono l’11º posto in Italia e il 144º nel mondo. Seguono Modena e Bologna, rispettivamente con 42 e 39 ore.

Nel nostro Paese svettano Roma e Milano, che comunque non compaiono al top della classifica mondiale (17ª e 24ª), ma figurano 4ª e 7ª in quella europea. Seguono l’andamento nazionale e sono due tra le città che hanno fatto registrare una crescita della congestione. Nella capitale si perdono 76 ore all’anno alla guida (cinque in più del 2024), mentre sotto la Madonnina 67 (più tre dall’anno passato).

A livello globale Istanbul batte tutti con 118 ore perse nel traffico, seguita da Chicago (112) e Città del Messico (108). L’ambiente non ringrazia, considerando che il 62% delle aree urbane ha registrato una maggior congestione rispetto al 2024: le emissioni aumentano così come i costi economici e, dai dati, appare naturale come le infrastrutture continuino a non soddisfare la domanda degli utenti della strada.  

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