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Ferrara, tentata estorsione ai ristoratori: condannato a un anno e nove mesi

Alessandra Mura
Ferrara, tentata estorsione ai ristoratori: condannato a un anno e nove mesi

Soldi pretesi per un presunto debito di droga, l’accusa aveva chiesto tre anni

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Ferrara È stato condannato a un anno e 9 mesi e 350 euro di multa per tentata estorsione Aissa Moncef, l’uomo di 59 anni finito a processo per tentata estorsione ai danni di due fratelli ristoratori e di una donna compagna di uno di loro. La procura aveva chiesto una pena di tre anni. La vicenda era partita da una denuncia presentata dalle tre parti offese a seguito della quale, nel luglio dell’anno scorso, l’uomo era stato arrestato.

Secondo l’accusa i tre avrebbero ricevuto richieste minacciose di denaro scaturite da un presunto debito di droga per qualche fornitura di cocaina: l’imputato per mesi avrebbe minacciato i due chiedendo il saldo di un debito di 2.500 euro per la cocaina che sarebbe stato contratto dalla ex compagna di uno dei due esercenti nel corso del 2023. La denuncia era corredata anche da registrazioni di incontri e da immagini di alcune telecamere di sorveglianza, e per l’uomo era stata disposta la detenzione in carcere. Misura poi modificata in arresti domiciliari alcune settimane più tardi dal Tribunale del Riesame a cui la difesa, sostenuta dall’avvocato Massimo Cipolla, si era rivolta.

Al processo aveva accettato di sottoporsi all’esame, ammettendo di aver usato toni intimidatori, ma spiegando di averlo fatto perché sottoposto in quel periodo da una doppia pressione psicologica: il mancato pagamento del debito, e la morte per overdose di una 21enne sua conoscente». Nel frattempo anche i rapporti con le vittime, con cui c’era anche un legame di amicizia, si erano rasserenati, al punto da determinare il ritiro delle denunce. Ma per il reato contestato si procede d’ufficio, e quindi il processo è andato avanti per concludersi ieri con la condanna a 1 anno e 9 mesi a fronte di una richiesta di tre anni, «C’è soddisfazione – commenta l’avvocato Cipolla – perché, rispetto alla prospettazione accusatoria, la fase dibattimentale ha notevolmente ridotto l’importanza dell’azione ricondotta all’imputato. Ci riportiamo ai motivi di Appello con l’auspicio che possa escludersi in quella sede ogni responsabilità del mio assistito rispetto ai fatti ascritti».

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