Ferrara per la pace, associazioni in piazza contro guerre e violenza
Un paio di centinaia di persone davanti alla Cattedrale con bandiere e striscioni
Ferrara Un anno all’insegna della pace “disarmata e disarmante”. È questo il 2026 che le associazioni che compongono la Rete Pace Ferrara auspicano nel presidio che ha avuto luogo la mattina di giovedì 1 gennaio a partire dalle 11 di fronte alla Cattedrale.
La manifestazione rientra nella serie di iniziative che hanno avuto luogo in tutta la regione Emilia-Romagna ed alle quali anche i comitati ferraresi per la pace hanno partecipato attivamente per la prima volta. Nell’arco della mattinata sono state circa 200 le persone, tra cittadini ed attivisti delle varie associazioni, che si sono riunite sotto le bandiere pacifiste e della Palestina per gridare con forza il proprio “no” ad ogni forma di violenza, specialmente quella armata ed al suo corposo rifinanziamento. Poco prima dell’inizio, al presidio si sono aggiunti anche i ciclisti Fiab, impegnati in un percorso sulle due ruote dal titolo “Paciclica”. Svariati gli interventi che si sono susseguiti durante la manifestazione, alternati da letture di poesie e canzoni a tema come “La guerra di Piero” e “Il mio nome è mai più”.
Gli interventi
Il primo a raccogliere il microfono è stato l’attivista Andrea Firrincieli: «Diciamo “stop” a tutte le guerre in corso e gettiamo i semi della pace in un periodo nella quale l’Unione Europea sta andando nella direzione opposta. Respingiamo la propaganda bellicista studiando la storia, per fare in modo che non si ripeta. Chiediamo un supporto vero per lo stato della Palestina, la liberazione dei prigionieri politici ed il boicottaggio di Israele. In questo momento le 37 organizzazioni non governative a Gaza non potranno più aiutare la popolazione dato che Israele ha rifiutato loro l’accredito di ingresso. Viene negato l’accesso anche alla stampa ed a chi porta medicine per cui è impossibile che ci sia un racconto vero rispetto a ciò che sta avvenendo in quei territori». «Ci viene propinata una verità falsa – prosegue Firrincieli – da parte di Israele e non vogliamo vergognarci del nostro Governo il quale deve agire contro i tasselli di questo progetto genocida. Sulle pagine di storia che leggeremo ci chiederanno: “Dove eravate?”. Una luce costante sulla Palestina è necessaria così come quella che deve restare accesa sugli oltre cinquanta conflitti attualmente in corso nel mondo come in Ucraina, in Sudan ed in Congo. Si vis pacem para pacem. Se vuoi la pace, preparati alla pace. Non a fare la guerra», conclude Firrincieli.
Durante il presidio gli attivisti hanno sottolineato come «il mondo continui ad essere segnato da conflitti armati con milioni di persone minacciate dalla guerra con un impatto drammatico sui civili e sulle economie locali. Tanti sono gli scenari dimenticati in svariati Stati: Yemen, Siria, Etiopia Myanmar, Haiti, Congo, Mali, Niger o Sud Sudan. Molti di questi sono scenari classificati come rivolte o guerre civili ma sono tutti alimentati da profonde crisi umanitarie e colonialismi».
La raccolta firme
È stata anche lanciata una raccolta firme da inoltrare alla Regione Emilia Romagna sempre sul tema del boicottaggio nei confronti di Israele. In particolare per quanto riguarda porti, fiere, appalti e progetti militaristi. Le associazioni cattoliche hanno anche letto stralci del discorso di Papa Leone XIV, sottolineando la necessità di «vigilare sui tentativi di trasformare in armi pensieri e parole. Serve una giustizia riparativa su piccola e larga scala per un vero e duraturo disarmo di mente, cuore e vita».
Il microfono passa anche a Corrado Oddi, del Forum Ferrara Partecipata, il quale mette l’accento sullo «stop al riarmo. Siamo fermamente contro gli ottocento miliardi di spesa che l’Europa andrà ad affrontare per gli approvvigionamenti militari. Sono fondi che vengono rubati alla spesa sociale, alla giusta transizione ecologica ed alla costruzione di una pace duratura. I benefici saranno solo per gli armatori europei, americani ed israeliani. Stiamo andando verso un futuro più insicuro nel quale verranno alimentati confini, paure e razzismo. Non servono armi ma progetti di pace».
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