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Duplice omicidio

Cugini uccisi a Rero, il caso non sarà archiviato. Le indagini continuano

Daniele Oppo
Cugini uccisi a Rero, il caso non sarà archiviato. Le indagini continuano

A quasi cinque anni dalla morte dei cugini Benazzi il giudice delle indagini preliminari ha disposto nuovi approfondimenti

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Rero Ancora nuove indagini. A quasi cinque anni di distanza dal duplice omicidio dei cugini Dario e Riccardo Benazzi, avvenuto a Rero il 28 febbraio del 2021, il giudice delle indagini preliminari Marco Peraro ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura e disposto che vengano effettuati ancora nuovi approfondimenti sui due indagati, Filippo e Manuel Mazzoni, padre e figlio. 

I cugini Benazzi vennero uccisi a colpi di fucile in un campo a Rero dove sorgeva un prototipo di impianto eolico ideato da Riccardo Benazzi e che i due stavano smontando. I loro cadaveri vennero poi caricati sulla Volkswagen Polo di Dario Benazzi che venne riempita di legni e stracci e data alla fiamme. 

Il giudice Marco Peraro ha sciolto la riserva dopo un mese dall’udienza per l’opposizione alla richiesta di archiviazione, dando una risposta positiva ai familiari delle vittime, assistite dagli avvocati Denis Lovison e Massimiliano Sita, che avevano chiesto l’imputazione coatta per i due indagati o nuovi approfondimenti. È stata soddisfatta la seconda richiesta. Il giudice ha dato 90 giorni di tempo al sostituto procuratore Alberto Savino affinché compia nuove indagini su alcuni aspetti della vicenda relativi all’alibi dei due Mazzoni, alle cartucce del fucile usato per uccidere i due cugini e a un accendino trovato all’interno dell’auto in uso ai Benazzi. Il giudice chiede, inoltre, di ascoltare nuovamente alcuni residenti della zona sull’orario in cui sentirono degli spari (sentiti all’epoca, avevano dato orari non compatibili con il duplice omicidio) e di interrogare i due indagati, che sono difesi dall’avvocato Stefano Marangoni, e che, ovviamente, hanno la facoltà di sottrarsi alla richiesta

Si tratta della seconda volta che un giudice respinge la richiesta di archiviare l’indagine. Fino ad ora non si è arrivati però a trovare elementi solidi abbastanza da imputare il delitto ai due indagati o a terzi. Anzi, in sede di richieste cautelari, più giudici hanno rilevato più volte la fragilità del quadro indiziario. 

«Il Tribunale – dicono gli avvocati Lovison e Sita – ha dato un forte segnale per indirizzare la Procura nella ricerca della verità. Ci speravamo, abbiamo sempre dato il massimo. I familiari hanno sempre creduto nella giustizia, è una svolta importante, un duplice omicidio con abbruciamento di cadavere non può rimanere irrisolto».