Da chiesa a cinema a luci rosse, il Mignon di Ferrara in vendita a 650mila euro
L’affascinante storia dell’edificio e adesso un progetto originale per la sua rinascita. «Fondamentale rendere virtù a questo magnifico palazzo dal vissuto così bizzarro»
Ferrara In via Porta San Pietro si trova un edificio dalla storia affascinante e unica. Un luogo che nel corso dei secoli è stato cuore pulsante per la comunità ferrarese per poi diventare, negli ultimi anni di vita, un cinema a luci rosse. Un immobile che oggi si trova incredibilmente in uno stato di disuso: il cinema Mignon. L’ultima proprietaria è un’anziana ferrarese e ora il palazzo si trova in vendita per una cifra di 650mila euro su un famoso sito di compravendita.
Il passato
La chiesa bizantina di San Pietro risalente al X secolo, e per un periodo anche basilica, è stata un importante luogo di culto e aggregazione religiosa dedicata ai santi Pietro e Paolo. A inizio Ottocento, con l’arrivo delle truppe napoleoniche, la chiesa fu soppressa e poi sconsacrata.
Nel tempo, l’edificio si è reinventato, adattandosi all’evoluzione di Ferrara e mantenendo intatto il suo fascino. Da luogo di culto divenne magazzino, poi sala da ballo, palestra e, dal 1912, l’edificio trovò una nuova vita come sala cinematografica di quartiere: la conformazione, con una navata centrale priva di suddivisioni strutturali, lo rese adatto ad accogliere lo schermo e le sedute, trasformandosi in un punto di incontro per famiglie e giovani soprattutto nel secondo dopoguerra. La compresenza di tracce architettoniche ecclesiastiche e interventi legati all’uso cinematografico rende visibile ancora oggi la stratificazione delle sue funzioni. Ma da cinema ‘tradizionale’ il Mignon diventò negli anni Ottanta un cinema pornografico, con una programmazione a rullo continuo riservata agli adulti. Nel 2013 il regista Massimo Alì Mohammad firmò un documentario di grande successo in cui racconta il fascino decadente di questo luogo.
Nel 2021, in seguito al blitz della Polizia amministrativa, il cinema a luci rosse venne chiuso poiché non era autorizzato ai pubblici spettacoli e il titolare fu denunciato per “apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o trattenimento”; in precedenza, il locale era stato anche privo del certificato prevenzione incendi. Con la chiusura definitiva la struttura è rimasta inattiva, segnando un vuoto urbano e sociale.
Una nuova vita
Un edificio storico come il Mignon merita di rinascere: recentemente, Luca Ferrati e Giulio Palazzolo, studenti Unife in Design del prodotto industriale, hanno realizzato la propria tesi di laurea pensando proprio a un possibile riutilizzo dell’ambiente (per concessione della proprietà), progettando un laboratorio di ideazione e prototipazione con criteri progettuali per l’adattamento a scenari futuri. Un piano «capace di riportare gli studenti a un approccio manuale e sperimentale – affermano i due –. Lo spazio sarà organizzato non per materiali, ma per comportamenti e pratiche progettuali, un open-space con aree dedicate a diverse attività: uno spazio ad alta intensità per lavorazioni di legno e metallo, uno spazio tattile e manuale per ceramica, tessuti e plastiche, una zona di lavorazioni collettive, uno spazio sperimentale per biomateriali e infine, nel soppalco, una zona di concept e ideazione per il confronto, integrato con una materioteca. Questa assume un ruolo centrale: non solo archivio materiali, ma anche luogo di scoperta e ispirazione, che permette di studiare alternative innovative e di sperimentarne l’impiego nei progetti. Insieme a workshop e momenti di co-progettazione, questo ambiente ha l’obiettivo di ispirare nuove pratiche ponendosi come collegamento tra conoscenza teorica e sperimentazione pratica». Un progetto notevole, come tanti altri che potrebbero essere pensati ad hoc, se il Comune, la stessa Università o qualche realtà culturale fossero interessati a rendere virtù a questo magnifico edificio dalla storia così bizzarra.l
Matteo Ferrati
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