Portomaggiore, dieci anni fa il rogo del poligono: ferita che resta profonda
Era il 10 gennaio del 2016. Alle 9.50 le fiamme non lasciarono scampo
Portomaggiore Sono passati dieci anni dalla tragedia del poligono di tiro a Portomaggiore. Era il 10 gennaio del 2016 quando alle 9.50 di una gelida mattina, in via Cattaneo, la struttura andò a fuoco. In quell’inferno persero la vita tre persone: Lorenzo Chiccoli, 73 anni, pensionato e cacciatore di Masi San Giacomo; Paolo Masieri, 47 anni, appassionato di soft air e fornaio; Maurizio Neri, 66 anni, pensionato di Borgo Sant’Anna (Masi Torello). Altre quattro persone rimasero ferite. In pochi minuti la vita di intere famiglie fu distrutta: quelle delle vittime in primo luogo, ma anche della famiglia di Elis Benini che perse la casa e poi i titolari del poligono, la famiglia Ghesini, e quanti quel giorno videro la morte in faccia. Il pensiero, inevitabilmente, quest’anno va alla tragedia di Crans-Montana dove il primo giorno del nuovo anno si è trasformato in un incubo per decine di giovanissimi: quaranta morti e oltre 110 feriti, la maggior parte dei quali in condizioni gravissime per le ustioni riportate. In entrambi i casi non è stata una fatalità. Ed è questo, più di ogni altra cosa, che rende il tutto inaccettabile.
Il fuoco
Ma cosa è successo esattamente? Difficile dare una riposta. Stando al contenuto della Relazione di consulenza tecnica prodotta dall’ingegner Cristiano Cusin e dal dottor Danilo Coppe, periti nominati dalla Procura della Repubblica di Ferrara, la mattina del 10 alle 8.30 circa, Daniele Zancoghi ha aperto il Poligono assieme alla sua compagna Daniela Malagolini, che è poi uscita per tornare alle 9.20 circa. Poco prima delle 9.15 si sono presentati Paolo Masieri, Lorenzo Chiccoli e Maurizio Neri con armi e munizioni portate da loro. Dopo formalità e pagamenti, sono stati accompagnati al primo piano e lasciati soli a sparare con la porta più interna chiuse e la porta più esterna aperta. Intanto, al piano di sotto, altre due persone, Ivano Bertaccini e Andrea Garavini, hanno iniziato a sparare e al termine della loro sezione di tiro, dopo aver sparato con le loro armi, hanno provato con una calibro 500. Subito dopo il primo colpo i due hanno visto alla base del portasagome delle fiamme che ne giro di attimi hanno percorso tutta la galleria fino ad arrivare a loro. La zona si è subito riempita di fumo, i due hanno tentato di uscire ma non sono riusciti ad aprire la porta. Zancoghi si è precipitato ad aprire la porta e tirano con le mani è riuscito a fare uscire Bertaccini e Garavini che non hanno riportato ferite. Zancoghi si è poi precipitato al piano superiore ma appena imboccata la rampa si è visto costretto a tornare indietro riuscendo ad azionare con il telecomando la porta interna dell’area tiratori del primo piano, dove a quanto pare Neri, Chiccoli e Masieri stavano ancora sparando ignari di tutto. La chiamata al comando provinciale dei vigili del fuoco è arrivata alle 9.55. Ambulanza e vigili sono davanti al Poligono alle 9.57, così come i carabinieri. Il Poligono brucia, all’interno “è tutto avvolto da fiamme incontrollate e invado da fumo denso”. I vigili provano a entrare, tre persone sono in trappola. I tre corpi saranno trovati il giorno dopo.
La normativa
Da quel giorno qualcosa in Italia è cambiato ma la strada è forse ancora lunga. Aprire un poligono di tiro necessita di una serie di autorizzazioni e permessi oltre che, naturalmente, di una progettazione specifica che rispetti una serie di norme di sicurezza. Va però sottolineato che se l’apertura del poligono viene effettuata da associazioni sportive, la normativa è meno rigida rispetto a quella che può essere, invece, per gli enti di diritto pubblico. Ancora più facile se si intende aprire un poligono privato, per utilizzo proprio. E se è vero dunque che “la legge lo permette”, è anche vero che la stessa allora ha motivo di essere cambiata.
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