Divieto social agli under 16, la legge australiana divide i ferraresi
Una madre: «Rete pericolosa, mia figlia minacciata»
Ferrara Il 10 dicembre scorso è entrata in vigore in Australia, agli antipodi rispetto a noi, la prima legge al mondo che impedisce l’accesso sulle piattaforme social agli adolescenti sotto i 16 anni. Un provvedimento mai realizzato prima, che ha portato Meta a rimuovere in pochissimo tempo oltre 500mila account nella Terra dei canguri; i social network coinvolti sono i più diffusi su scala globale: Facebook, Instagram, TikTok, YouTube, X, Snapchat, Reddit, Threads, Twitch e Kick. Forti dubbi sui metodi di verifica dell’età restano, così come sono diverse le strategie per eludere i controlli, tra cui la complicità degli stessi genitori. Tuttavia, è chiara la direzione di “disintossicazione” dei giovani dallo smartphone che vuole prendere il governo australiano: una traiettoria quasi anacronistica, se vogliamo.
Consensi e dissensi
È stato chiesto a otto ferraresi un parere in merito a tale provvedimento ed è stato domandato se, per loro, fosse il caso di pensare a una manovra di tale portata anche in Italia. Le opinioni sono fortemente discordanti, soprattutto (come ipotizzabile) tra i più adulti e i giovani. «Sono assolutamente favorevole – afferma Ivana –. Questa legge dovrebbe essere applicata anche in Italia ma più articolata, per evitare che i ragazzi trovino strade secondarie per usare i social».
Anche Donatella esprime forte approvazione, soprattutto a causa di un’esperienza vissuta assolutamente condannabile: «Sono contenta. Anche in Italia andrebbe applicata: mia figlia ha recentemente subito stalking ed è stata più volte minacciata di morte. È stata costretta a eliminare quasi tutti i social: la situazione in questi tempi è inaccettabile».
Tra i giovani le idee cambiano: due amiche, Francesca e Agnese, sono d’accordo per gran parte. «Ritengo che quella australiana sia una decisione un po’ drastica – dice Agnese –. L’abuso dei social è sbagliato: sappiamo cosa si può trovare di negativo e a quell’età si è ancora influenzabili. Però ritengo che fosse meglio una restrizione piuttosto che un divieto, anche perché dovrebbe esserci la famiglia a tutelare i ragazzi: magari un divieto sarebbe più giusto per i minori di 14 anni». Sul nostro Paese: «Vale anche per l’Italia. I social devono essere liberi dalle superiori in poi, anche perché, vuoi o non vuoi, servono per socializzare».
Chi invece è totalmente in disaccordo è una coppia di fidanzati, Nicola e Francesca Pia: per il primo, il provvedimento in Australia «è esagerato. Si dovrebbe piuttosto imporre fino ai 12 anni»; per lei è invece «più che giusto, perché i sedicenni potrebbero non avere la maturità adatta». I due giovani però condividono il fatto che, in Italia, una normativa del genere non avrebbe senso, perché si troverebbero delle strade alternative per eluderla. «Non ne eravamo al corrente – rispondono Denis e Flavia (un’altra coppia di ragazzi) sui fatti d’Australia –. Forse 16 è un po’ tanto: meglio abbassare verso i 14. Dall’età del liceo le piattaforme si dovrebbero aprire, anche per una questione di socializzazione: se pensiamo a noi a 16 anni, eravamo abbastanza consapevoli. Lo stesso discorso vale per l’Italia».
Quanto si usano i social?
Un altro argomento di discussione, con gli stessi otto protagonisti, è relativo all’uso dei social network, e riguarda la presunta saturazione del mercato di alcune piattaforme in Italia. Complessivamente, si è registrato un -0,16% di utenti tra il 2024 e il 2025, con alcune applicazioni – X su tutte – in forte calo.
Gli otto hanno dunque riportato la propria esperienza. Eccetto la signora Donatella, la quale non utilizza mai il cellulare per scrollare la pagina Instagram o TikTok, tutti gli altri non hanno assolutamente notato alcun tipo di diminuzione nell’uso dei social. È vero, qualcuno ritiene di sapersi regolare e di non abusare dei social media, come Nicola, Francesca e Denis; Flavia afferma – come la maggior parte degli universitari – di navigare più o meno in rete in base ai ritmi della sessione. Ma, forse, le testimonianze più vicine all’abitudine generale sono quelle di Ivana e Francesca Pia, che non vedono nessun calo; semmai, l’(ab)uso dei social network è in costante crescita.
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