Ferrara, nell’alveare del Grattacielo: un caleidoscopio di culture
Occhio assonnati e pieni di angoscia con l’incognita di non sapere cosa fare. Una notte di assistenza e l’imponente macchina dei soccorsi d’urgenza
Ferrara Il telefono che squilla quando fuori è ancora notte. Le strade ghiacciate e deserte di una parte di città che dorme e il caos, la paura, il non riuscire subito a capire e a realizzare cosa sia realmente successo dalla parte opposta.
Il grattacielo è una spina nel fianco per Ferrara. Un non luogo difficile da raccontare. Centinaia di appartamenti collegati da scale strette e buie in cui abitano persone di tutte le nazionalità. Il numero di residenti è imprecisato e i dati ufficiali ben si discostano da quelli reali. Una sorta di alveare dove tutto sembra precario, sicurezza compresa. Ecco perché alla notizia dell’incendio il cuore di molti è balzato in gola. Le torri sarebbero potute diventare una trappola mortale e se nessuno si è fatto niente è solo perché quei palazzi, ed è bene che questo sia chiaro, si trovano a Ferrara. Una città dove i Piani funzionano, dove la macchina dei soccorsi arriva in fretta e sa come muoversi. E così è stato.
I soccorsi
I vigili del fuoco sono arrivati da ogni parte della provincia. Decine di uomini e di mezzi, massimi esperti che nulla hanno lasciato al caso. E poi l’assessora Cristina Coletti che con le mani e il volto gelido, gli occhi carichi di angoscia e preoccupazione ha mantenuto il perfetto controllo della situazione, chiamando a rapporto le “sue” squadre della Polizia Locale nonostante fossero fuori servizio.
I cellulari hanno squillato anche nelle case degli uomini e delle donne della Protezione civile da Comacchio fino a Cento e in più di cinquanta si sono messi in viaggio, svuotando i magazzini e aspettando i colleghi da Bologna perché «quello che abbiamo comunque non basta, sono tanti e ci sono donne e bambini». Ci sono “le persone”, che tutto d’un tratto sono tornate ad essere tali. Priorità assoluta in ogni mossa, in ogni passo.
Le torri
Forse è difficile per chi non vive questa realtà arrivare fino in fondo a comprendere cosa realmente sia il grattacielo. Volti che si nascondono, nomi e cognomi che non esistono, famiglie che tanto tempo fa hanno pensato di aver fatto l’investimento della vita, acquistando appartamenti grandi e luminosi. E che oggi, stretti nelle coperte spesse e marroni, hanno gli occhi sbarrati di chi non sa davvero cosa fare. Il fumo è partito dal basso, ha preso la rincorsa ed è arrivato in cima, fino agli attici. Una minaccia nera e densa che ha terrorizzato tutti. Anche coloro che in quel condominio non ci abitano ma che ben conoscono. Pian piano, con una calma paradossalmente necessaria, tutti sono stati accompagnati fuori. Anche chi non si può muovere, chi non riesce a camminare, chi è incinta di otto mesi e chi ha un neonato attaccato al seno.
Gli aiuti
Le ambulanze, pronte nel piazzale, hanno caricato e portato in ospedale diciannove persone mentre intorno era il caos. Sirene, lampeggianti, rumore delle pompe, degli idranti e delle autoscale. Ragazzini e ragazzine con il pigiama sotto al giubbotto attaccati ai genitori, con gli occhi gonfi di sonno e mille domande ben tenute nelle tasche, ben consapevoli che in quel momento nessuno avrebbe potuto rispondere.
La stazione è diventata un posto sicuro, accogliente, con bevande calde e paste appena sfornate. Che però non sono riuscite a cancellare l’angoscia e la paura. Attorno alle 12 si è sparsa la voce che i residenti ai piani superiori avrebbero potuto recuperare lo stretto necessario. Ed una lunga fila di volti pallidi si è portata verso l’ingresso, ma il nastro bianco e rosso e le parole delle forze dell’ordine hanno tolto ogni speranza: non ci sono le condizioni per poter entrare nelle case. Le spalle si sono voltate, le mani si sono strette ed è ricominciata la marcia in senso contrario, in direzione delle tende della protezione civile allestite nel piazzale poco distante. Poi la notizia. Chi ha bisogno sarà portato al Palapalestre. Tutti insieme? Sì, tutti insieme. Ma uomini e donne. Sì, sarà così. Per quanto tempo, non è dato sapere. Un posto caldo, dove Protezione civile e Comune hanno organizzato il dormitorio e la mensa. Ci sono bagni e docce, ma anche medici, infermieri e mediatori culturali.
Futuro
La torre B del grattacielo adesso è vuota. I vigili del fuoco e i tecnici incaricati devono capire l’entità del danno e i tempi per ripararlo. Quello che per molti è semplicemente “il grattacielo” per tante famiglie è casa. È un luogo difficile, ma meno della strada e forse anche del loro stesso passato. Due settimane, un mese. Il percorso sarà lungo. Tanti ferraresi si sono messi a disposizione. Altri invece hanno perso del tempo prezioso a scrivere offese e insolenze, senza trovare il coraggio di guardare la paura negli occhi.