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Dopo il rogo

Notte al Palapalestre di Ferrara, gli sfollati: «Sono tutti gentili, grazie»

Annarita Bova
Notte al Palapalestre di Ferrara, gli sfollati: «Sono tutti gentili, grazie»

In fila con le mascherine alla Sala polivalente. I residenti: «L’incubo sembra tornato»

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Ferrara Entrare nel Palapalestre mette i brividi. Le brandine, la cucina da campo, le casacche gialle della Protezione civile e quelle rosse e blu della Croce Rossa. Il pensiero, inevitabilmente, va al terremoto, a quando eravamo sfollati e in tanti senza un tetto sulla testa. Così come destabilizzante è stato mettere piede nella sala polivalente allestita ai piedi del grattacielo, dove all’ingresso vengono distribuite le mascherine e a disposizione c’è l’igienizzante per le mani. Gli occhiali si appannano, i volti non sono più facilmente riconoscibili. E anche qui si torna indietro con la mente e la voglia è solo quella di uscire e prendere fiato.

Palapalestre

Nel Palapalestre hanno dormito 65 persone. Uomini, donne, bambini. Nuclei familiari che sono rimasti uniti e soprattutto al caldo. La macchina anche in questo caso è imponente. Sotto la guida della responsabile regionale della Protezione civile Alceste Zecchi, le squadre hanno allestito il campo arrivando nella serata di domenica a riempire gli spazi. Quasi tutti i presenti ieri mattina sono usciti presto, per essere presenti alle 8 davanti all’ingresso della Torre B così da recuperare vestiti, viveri e lo stretto necessario. Qualcuno è rimasto invece avvolto nelle coperte, esausto dopo due notti insonni. «Non sto tanto bene – racconta Grace, madre di due figli -. Mio marito li ha portati un po’ fuori, oggi non sono andati a scuola. Qui sono tutti gentili, molto. Solo che non son riuscita a chiudere occhio. Avevo paura per tutto. Per il nostro appartamento ma soprattutto temevo che i ragazzini si allontanassero. Sono confusa, molto agitata».

Un luogo caldo e protetto, ma troppo pieno di volti sconosciuti. «Ieri pomeriggio siamo andati lì con la nostra macchina. Noi, i quattro figli e i nonni. Abbiamo mangiato, ci siamo lavati e anche messi a letto. Ma poi è arrivata l’ansia, l’angoscia. Ho visto mia moglie a disagio e abbiamo anche uno dei figli con disabilità. Per motivi legati alla sua situazione, soffriva moltissimo tra tutta quella gente e si è trovato completamente spaesato. Così ho deciso di ricaricare tutti in macchina e abbiamo dormito nel parcheggio. Adesso stanno cercando per noi qualcosa di idoneo alla nostra situazione». Per qualcuno va anche meglio che al grattacielo. «Nell’appartamento siamo in tanti e non abbiamo nemmeno l’acqua calda – raccontano due sfollati -. Il riscaldamento non sappiamo nemmeno cosa sia».

I letti al centro della palestra, dove tutto sembra immobile. Attorno decine e decine di persone che si muovono in maniera convulsa. Numeri, barriere, situazioni da affrontare. Poco dopo le 10 il prefetto Massimo Marchiesiello ha fatto un sopralluogo, facendosi spiegare punto per punto la situazione. Ha chiesto se la temperatura era adatta, se i pasti erano arrivati e quante persone sarebbero ancora potute arrivare. Più di ogni altra cosa si teme il tempo, soprattutto perché ancora non ci sono risposte.

Sala polivalente

Ai piedi della Torre A, quella agibile, è stata aperta la sala Polivalente. Un crocevia di nazionalità diverse, tutti con la mascherina e il documento in mano. Qui le persone che hanno necessità di tornare nelle case a prendere vestiti e quanto altro vengono riconosciute e quindi divise in gruppi da circa sei unità. Più o meno ogni venti minuti circa le forze dell’ordine arrivano a chiamarle, per scortarle negli appartamenti e poi di nuovo fuori. In mezzo a tutto quel caos, seduto con le mani giunte, elegante e con la sciarpa perfettamente avvolta sotto al giubbotto, un uomo anziano che abita nella Torre B. «Ma guardi cosa mi è capitato – dice con un filo di voce -. Non so nemmeno cosa ci faccio qui. Io rivoglio la mia casa, ho le mie abitudini. Il grattacielo è un delirio. Io ho sempre pagato tutto ed ecco, ecco cosa succede». 

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