Incendio al Grattacielo di Ferrara, perché adesso è a rischio anche la Torre A
I residenti in attesa del verdetto che dipende da un adeguamento che non è stato fatto
Ferrara Il rischio incendi al Grattacielo non era sconosciuto. Già alcuni anni fa, a seguito di numerosi esposti e segnalazioni, la Procura di Ferrara si era interessata alla questione, con tanto di apertura di un’indagine su due diversi versanti. Il primo relativo alla violazione della normativa antincendio. Il secondo relativo al mancato rispetto delle norme che tutelano la sicurezza nei luoghi di lavoro, sempre in relazione all’antincendio, essendo presenti al Grattacielo sia un custode che una ditta che si occupa del servizio di pulizia.
L’indagine
L’indagine, avviata nel 2020 e chiusa nel 2023 con un’archiviazione, aveva visto indagati una ventina di proprietari di appartamenti, nonché l’allora amministratrice del condominio. Emerse che molti dei mancati adeguamenti erano dovuti alla resistenza opposta dai proprietari alle proposte avanzate dall’amministratrice, peraltro nominata dal tribunale e impossibilitata a dimettersi a fronte di una simile situazione.
Alla fine si arrivò a una sorta di compromesso, molto faticoso, ma che portò all’archiviazione dell’indagine. La maggior parte dei proprietari accettò di eseguire i lavori necessari – come la realizzazione dei compartimenti di sicurezza per evitare la propagazione di eventuali incendi nelle aree comuni e la dotazione della strumentazione antincendio nei piani (pare spesso soggetta a furti) . Se la questione dal punto di vista penale era stata chiusa, non tutto era stato risolto completamente: rimanevano fuori alcuni proprietari di appartamenti che era stato impossibile rintracciare, ma era stato valutato che non vi fosse rischio, essendo i locali inutilizzati (e in ogni caso, senza possibilità di attribuire qualche condotta o omissione a qualcuno) . Questi atti, a quanto risulta, sono confluiti nel fascicolo d’indagine aperto dal sostituto procuratore Stefano Longhi dopo l’incendio nel vano tecnico dei contatori e la grande quantità di fumo sprigionatasi che ha interessato la Torre B, della quale poi è stata ordinata l’evacuazione. L’incendio, in ogni caso, è rimasto contenuto sostanzialmente al locale dei contatori, che è stato posto sotto sequestro dalla Procura per poter effettuare i rilievi tecnici necessari ad appurare l’origine e la causa del rogo. Ieri vi è stato un sopralluogo degli esperti del Nia, il nucleo investigativo antincendio dei Vigili del fuoco di Bologna.
I lavori
I tecnici di Enel e di Hera sono al lavoro. Non sarà facile venirne a capo, l’impianto avrebbe avuto bisogno di manutenzione e soprattutto pare, ma è tutto in fase di verifica, che ci fossero anche allacci abusivi. Per questo motivo, stando a quanto trapelato, Enel porterà avanti una sorta di “rivoluzione” e i contatori saranno trasferiti all’esterno, dalla parte del parco così da impedire manomissioni.
Per quel che riguarda Hera, che ha invece in mano la geotermia, non ci dovrebbero essere particolari problemi e l’impianto non sarebbe stato danneggiato. Insomma, ci vorrà certamente del tempo, ma in linea di massima in trenta giorni si potrebbe anche arrivare a consegnare i lavori. Un mese quindi per poter rientrare? Nì. Non è così semplice perché la Torre B, ma anche la Torre A sono ormai da anni “in fase di adeguamento delle opere antincendio”. E se fino a prima di quanto accaduto si poteva in qualche modo “tirare avanti”, adesso non più.
La relazione
I sopralluoghi all’interno delle strutture sono stati costanti e mirati da parte dei vigili del Fuoco. Meno di due anni fa l’ultima dettagliata relazione consegnata a tutti gli organi competenti. Nella stessa sono indicate diverse criticità e soprattutto la necessità di adeguamento alle normative. Tutto questo dunque dopo l’archiviazione dell’indagine. E qui il punto dolente. L’inagibilità della Torre B potrebbe non risolversi con i lavori agli impianti da parte di Enel.
L’adeguamento antincendio condominiale è obbligatorio per edifici sopra i 24 metri e prevede l’obbligo di presentare la Scia ai vigili del Fuoco e ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (Cpi) , con scadenze specifiche per installazione di allarmi. Le Torri (attenzione al plurale) sono circa 70 metri e la normativa richiede in aggiunta allarme manuale, formazione, responsabile sicurezza. L’amministratore deve redigere il Piano di Emergenza e assicurare l’accessibilità delle vie di fuga. In quella relazione è indicato tutto questo. Ma come fare? E soprattutto, se la Torre B resterà inagibile per questo motivo, quale sarà al sorte della Torre A e delle altre circa 200 persone che vi abitano? Cosa è stato fatto in questi due anni all’interno del Grattacielo? E come si intende agire?
Quattrocento persone senza una casa sono davvero troppe per una città come Ferrara. Le risposte potrebbero arrivare già nei prossimi giorni, ma quello che si sarebbe dovuto fare era già stato messo nero su bianco. E la tragedia, per fortuna, questa volta si è solo sfiorata.
I numeri
Le Torri vedono 20 piani, 90 metri di altezza, 210 appartamenti, 23 (in origine) negozi alla base, un grande giardino, 32 nazionalità diverse. All’inizio degli anni ’90 il grattacielo diventa la grande risorsa della popolazione migrante: prezzi bassi, vicinanza alla stazione, grande disponibilità di alloggi. L’edificio nasce a metà degli anni’70, tempo di modernismo e di miracolo economico. Oggi nel 60% degli appartamenti vivono immigrati di diverse nazionalità. Ma le cifre e perfino i contratti sono in continua variazione per la natura dinamica e altamente instabile di queste presenze.
È in questo contesto che, in particolar modo dal 2000, le amministrazioni comunali hanno dedicato un’attenzione privilegiata alle problematiche che qui si manifestano: dal punto di vista delle migliorie urbanistiche (illuminazione, messa in sicurezza degli attraversamenti pedonali e delle piste ciclabili, posa di colonnine di chiamata soccorso e videosorveglianza, telecamere, risistemazione del parcheggio, cura dei giardini), ma anche dal punto di vista della prevenzione e promozione sociale. Un quartiere decisamente non facile, dagli equilibri molto delicati e alle volte anche precari e che adesso è in continua tensione in attesa che qualcuno dia il verdetto definitivo.
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