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Dopo il rogo

Grattacielo di Ferrara, quel progetto di riqualificazione rimasto impolverato

Francesco Dondi
Grattacielo di Ferrara, quel progetto di riqualificazione rimasto impolverato

Nel 2023 si parlò in Comune di una suggestione da 24 milioni

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Ferrara Fa parte di quelle suggestioni che talvolta riscaldano i cuori e alimentano le speranze: è il progetto per un grattacielo diverso, riqualificato, elegante. Anzi, è anche più di una suggestione visto che passò il vaglio di una commissione consigliare per poi impantanarsi tra la complessità della ricerca di finanziamenti. Sì, perché quanto elaborato da Archiliving, società con sede a Milano ma il cuore pulsante in corso Giovecca, e commissionato dalla Tomasi Engineering S.r.l. rimane in qualche cassetto del municipio, pronto quantomeno a suggerire alcune idee semmai si andrà verso un grattacielo riqualificato e bello da vedere.

Fermiamo però per un attimo il tempo. Si sempre più concreta l’ipotesi di riqualificare il grattacielo soprattutto se ci si dovesse continuare a scontrare con le mancanze emerse negli ultimi giorni di emergenza. Manca il piano antincendio e sarà necessario portare i contatori all’esterno, togliendoli da quella stanza interrata dove gli allacci abusivi potevano essere eseguiti senza farsi notare. Per fortuna è stato allargato l’anello di via Felisatti - decisione di Nicola Lodi, gliene va dato atto - che ha permesso a tutti i mezzi di soccorso di circumnavigare le torri e arrivare un po’ ovunque. Si tratta di lavori essenziali, che però costano e la domanda è: chi se li può permettere viste le oggettive difficoltà in cui versano diversi proprietari degli alloggi?

E allora viene in soccorso un progetto di rigenerazione e riqualificazione che non può essere qualcosa da extra lusso superior ma che merita attenzione e porta dignità e bellezza. Eccoci di nuovo a rispolverare il piano di Archiliving e Tomasi Engineering. Il rendering è già di per sé suggestivo vista l’estetica esterna, ma si può osservare in profondità. «Il progetto si fonda sulla volontà di restituire dignità, funzionalità e bellezza a un luogo esistente, rafforzandone il legame con le radici culturali, economiche e simboliche del territorio - dicevano gli specialisti - L’approccio adottato è stato quello di un restauro tecnico e funzionale attraverso interventi che hanno interessato l’intero complesso: strutture, impianti, spazi comuni e facciate».

Ci sarebbero - illustra il progetto - nuovi setti in cemento armato per migliorare il comportamento statico e sismico dell’edificio, e sono state isolate termicamente tutte le pareti perimetrali, con l’aggiunta di schermature solari nei fronti più esposti. «Il progetto ha previsto anche la sostituzione degli ascensori e la riorganizzazione degli accessi, con nuovi ingressi e percorsi senza barriere architettoniche. La configurazione degli spazi comuni è stata ripensata per garantire maggiore accessibilità e sicurezza, con l’inserimento di una bussola-reception dotata di sistema di controllo e nuovi percorsi interni leggibili e funzionali. Ogni scelta, dalla composizione dei nuovi balconi all’organizzazione del cantiere, è stata calibrata in funzione del contesto urbano e della vita condominiale, con l’obiettivo di trasformare una fragilità edilizia in un’occasione concreta di riscatto per l’intero quartiere».

Sarebbe stato bello, certo, sarebbero serviti almeno 24 milioni di euro ma ci si trovava in piena spinta propulsiva da bonus edilizi e qualcosa, attraverso i bandi di rigenerazione urbana sarebbe potuto arrivare dalle casse pubbliche, ma non se ne fece nulla. Eppure qualcuno ci aveva pensato e le buone idee meritano sempre di essere rispolverate.