Piano di accorpamenti, la provincia di Ferrara trema: «Meno docenti e soldi»
Santi (Cgil): «Va considerata la fragilità dei nostri territori»
Ferrara Congelato nel dicembre del 2024 dalla Giunta regionale, il piano di dimensionamento scolastico è tornato prepotentemente d’attualità con il commissariamento dell’Emilia Romagna (oltre a Toscana, Umbria e Sardegna), a cui il Ministero chiede l’applicazione del piano di riorganizzazione che prevede il taglio complessivo di 17 autonomie fra 30 possibilità. E nel Ferrarese? Due anni fa le ipotesi fusione riguardavano i due Istituti comprensivi di Comacchio e Portogaribaldi, nel Centese gli Ic 4 (Cento) e 3 (Renazzo), oltre agli istituti Aleotti e Bachelet. È il dirigente scolastico regionale a ricoprire il ruolo di Commissario per svolgere il mandato ministeriale, ma al momento, spiega il segretario generale della Flc Cgil Mauro Santi, «sul piano provinciale, tanta è l’incertezza. Non sappiamo quante e quali di queste fusioni coinvolgeranno la provincia di Ferrara ma mi sembra corretto fare chiarezza tra tutte le informazioni che stanno arrivando alle famiglie».
Nella nostra provincia, ricorda, «abbiamo già avuto esperienza di dimensionamenti e chiaramente l’affermazione che si “perde un Dirigente e un Dsga” è di pura fantasia. Nelle stesse dichiarazioni virgolettate del ministro: “Il dimensionamento, che ha stabilito un rapporto fra la popolazione studentesca e il numero di scuole è stato voluto e concordato dal governo Draghi con la Commissione Europea, trasformandolo in un obiettivo del Pnrr, alla cui realizzazione è collegato il pagamento di alcune rate”, dà le reali motivazioni: si tratta di ulteriori tagli di risorse».
Numeri alla mano, prosegue Santi, «l’accorpamento di due istituti prevede un sistema che stabilisce gli organici del personale sommando gli alunni e dividendo per 27 per decidere quante classi si attiveranno. Quando nel 2017 si è formato l’Istituto comprensivo di Copparo si sono persi un numero imprecisato di docenti e certamente 6 collaboratori scolastici, perdite che rendono “complicate” le attività di apertura di tutti e 12 i plessi».
Riguardo al paventato accorpamento dei i due Ic di Cento «i calcoli della serva ci dicevano che si sarebbero persi 5 collaboratori 6 docenti dell’infanzia 6 della primaria e un numero imprecisato della secondaria». Tutto porta alla stessa conclusione: meno risorse per la scuola. «Non so se lo strappo istituzionale della nomina di un commissario sia davvero definibile una specie di rappresaglia – osserva Santi –ma è certo il rischio concreto che un commissario agendo con logiche puramente contabili proceda a soppressioni che non tengono conto della fragilità dei nostri territori». Un territorio che, sottolinea ancora “sconta” anche un alto numero di percorsi quadriennali, «che significano -10 ore per classe, moltiplicate per il numero dei corsi quadriennali e per il numero degli anni».
Per questi motivi le segreterie unitarie dei sindacati della scuola hanno chiesto un incontro urgente con il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, considerato tra le altre cose che se le eventuali fusioni dovessero essere istituite a partire dall’anno scolastico 2026-2027, questo avrebbe un effetto disorientante sulle iscrizioni, già aperte, ma con uno scenario che potrebbe cambiare.
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