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Comacchio invasa dai colombi: «Non dategli da mangiare»

Katia Romagnoli
Comacchio invasa dai colombi: «Non dategli da mangiare»

Tante segnalazioni per i disagi creati, l’esperto spiega cosa serve fare

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Comacchio Balconi, davanzali, marciapiedi e ora anche i gradini in pietra d’Istria del Trepponti e di altri ponti storici deturpati dal guano dei colombi. In alcune vie del centro storico lagunare cresce così la preoccupazione tra i residenti per la presenza sempre più massiccia dei colombi, una presenza che rischia di trasformarsi in un problema di natura igienico-sanitaria oltre che di decoro urbano.

L’incremento dei volatili, portatori di malattie batteriche e fungine, alle quali sono maggiormente esposte le persone fragili (soprattutto anziani) ha spinto alcuni abitanti ad inviare in redazione fotografie e video estremamente eloquenti, che ritraggono veri e propri stormi di colombi sorvolare i tetti del centro storico.

Un esperto, Dario Guidi, responsabile Centro di ecologia applicata Delta del Po, mette in luce alcuni importanti aspetti legati alla presenza invasiva dei columbiformi. «L’elevata presenza di colombi nelle aree urbane in inverno – spiega Guidi – è un fenomeno comune dovuto alla scarsità alimentare nelle aree agricole; non trovando cibo in campagna, si rifugiano nei paesi e nelle città. Il colombo urbano ha origine da colombi domestici sfuggiti al loro stato, senza legame di continuità con la specie selvatica; da tempo sono abituati alla vicinanza con l’uomo, con cui tendono a mantenere, se non una dipendenza totale, – puntualizza Dario Guidi -, uno stretto rapporto di commensalismo. Il loro moltiplicarsi in modo così sostenuto in ambito urbano deriva da due fattori fondamentali: la disponibilità di cibo (reperito accidentalmente o somministrato volontariamente) e la disponibilità di ripari e/o luoghi per la nidificazione (costituiti da edifici abbandonati a loro accessibili). È indubbio che in aree particolarmente degradate, dove stazionano con continuità centinaia di individui, ci sia un potenziale rischio sanitario, in quanto il colombo può essere portatore di patologie zoonotiche. Questo rischio non è trascurabile con le alte temperature, ma in inverno, mi sento di dire che è pressoché nullo».

È del tutto evidente la sporcizia lasciata dai colombi, attraverso deiezioni che imbrattano piazze, strade, marciapiedi, edifici pubblici e privati. Per arginare un fenomeno, ormai in crescita esponenziale, l’esperto suggerisce di «evitare di distribuire cibo agli animali selvatici e chiudere con reti o pannelli gli accessi ad edifici abbandonati. Dopo che queste azioni saranno state eseguite in modo costante in tutto l’ambito urbano, allora si potranno introdurre con successo strategie attive di contenimento».

Da quasi tre anni a questa parte il Cead sta conducendo, in forma sperimentale, un’attività di somministrazione di “mangime antifecondativo” per i colombi. I dati sinora raccolti hanno dimostrato che «tale attività potrà avere successo solo in regime di scarsità alimentare, cioè se gli uccelli non avranno fonti alternative di cibo». Altri consigli utili, per impedire lo stazionamento dei colombi consistono nell’installare punte dissuasive, fili ballerini o palloni dipinti. Si tratta, tuttavia, di rimedi di durata limitata, in quanto i colombi manifestano grandi capacità di adattamento e si corre il rischio di spostare il problema da un’area all’altra. 

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