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Ferrara, futuro di Basell al bivio. È l’ora degli investimenti

Marco Nagliati
Ferrara, futuro di Basell al bivio. È l’ora degli investimenti

La politica regionale e locale si confronta sul petrolchimico. Il vicepresidente della Regione Emilia Romagna Colla: «È una bella sfida per l’intero territorio ferrarese»

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Ferrara Giocare a dadi sull’avvenire e sulle incertezze che avvolgono come nebbia il Petrolchimico di Ferrara. Una provocazione ed un impegno gettati in sala Estense, nel corso di un dibattito impegnativo e stuzzicante già nella sinossi: “Basell a Ferrara, chimica al bivio. Chi vuole scommettere sul futuro?”. Una “question mark” dall’orizzonte vasto, perché tira per la giacca il Governo, l’Europa, la Cina (maggiore produttrice di materiali chimici), la politica bipartisan, gli imprenditori… Si vola ben oltre le mura cittadine.

Epperò «il Petrolchimico rappresenta una bella fetta del futuro del territorio ferrarese», tuona Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione Emilia Romagna. I venti di crisi (o quantomeno i segnali preoccupanti) sono registrati da tempo dagli anemometri (chiusura dei cracking di Porto Marghera, Brindisi e Priolo che approvvigionavano Ferrara), ora serve reagire. Il presente, come dire, è stampato ma domani? Ecco il senso del convegno/dibattito di ieri. E vale la pena decodificare i contenuti a portata di territorio. Okay la consapevolezza che la geopolitica internazionale incide (guerre, dazi, calamità naturali…) così come il fatto che la chimica è ecosistema complesso, ma la domanda (stavolta traslata in italiano) è: il Petrolchimico di Ferrara dove si colloca?

Hanno scartocciato il quesito sindacati e politici, in questa dimensione oltre a Colla anche il vicesindaco Alessandro Balboni (referente politico dell’Amministrazione comunale per il progetto Petrolchimico). Cosa mettere in campo l’ha in primis sviscerato Colla: «Che tutte le organizzazioni sindacali siano unite è un bene, del resto in chimica le molecole vanno tenute insieme altrimenti si fanno disastri». Dalla celia al concreto: «La chimica, per sua natura, deve avere il più alto livello di attenzione politico/industriale. Il 95% dei prodotti è legato alla chimica, dunque un settore strategico. Perciò è indispensabile un investimento strutturale sulla ricerca. Ferrara deve costruire un hub sulla ricerca a disposizione del sistema industriale. E il centro Natta (sviluppo catalizzatori e polimeri; ndr) è una realtà storica legata a LyondellBasell: il numero uno al mondo».

Progettare un distretto chimico, un polo industriale e tecnologico, e poi… «Poi ci sono i nostri progetti – alimenta Balboni –: vedi il protocollo revamping del ciclo idrico, che tocca la sfera dell’efficientamento energetico, e poi la creazione dell’area Zls (zona logistica semplificata con agevolazioni fiscali; ndr) che può attrarre investitori». Il revamping, ammodernamento/ristrutturazione, è un ambizioso progetto che coinvolge molti soggetti cittadini e che è stato firmato il 2 maggio 2024. Prevede, nell’ambito della valorizzazione del polo chimico, «il riuso della risorsa idrica per costruire un sistema virtuoso e ridurre del 95% il prelievo di acqua del Po per uso industriale». In soldoni (a proposito: con questa idea meno costi nell’ambito di gestione acque e raffreddamento del polo chimico) significa attingere alle acque del depuratore di via Gramicia per un costo sui 20 milioni di euro. «Stiamo procacciando risorse – aggiunge Balboni –, realizzare l’opera significherebbe anche mettersi al sicuro dalle oscillazioni del clima. Eventuali acuti problemi di siccità non metterebbero più a rischio la funzionalità del Petrolchimico. È un incentivo per richiamare investitori». Annuisce Colla: «Sull’economia circolare gli interessi arrivano». Un filo meno tesi, comunque sul chi va là, i sindacalisti.

Sintetizza Ida Salvago (Filctem Cgil): «Le relazioni industriali sono la leva per governare i cambiamenti. Con soluzioni solidali le crisi si risolvono: i lavoratori vogliono condividere un percorso di sviluppo e di programma». Ferrara chiama Europa: «Sì, facciamo rete – sigilla Balboni –, non facciamoci venire i brividi. Ferrara ha tutte la capacità per dare un segnale forte». 

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