Da Gavello a Bologna nel nome della cucina, i fratelli Rossi si raccontano
Franco sommelier e Lino chef sono da 50 anni in centro storico
Bologna A Bologna, in via Goito, laterale di via Indipendenza, in pieno centro storico si trova il ristorante di Franco Rossi, sommelier di chiara fama, e del fratello Lino, ai fornelli. Nativi di Bondeno, hanno vissuto l’infanzia e la giovinezza nella tenuta di famiglia tra Gavello e San Martino Spino poco distante dalla località Luia. Franco è nato nel 1949 e fin da giovanissimo ha lavorato in Italia e all’estero vantando importanti esperienze professionali, anche in Svizzera e Germania. Il ristorante compie 50 anni ed è da tempo un riferimento per i buongustai italiani e stranieri.
Franco Rossi è stato consigliere e successivamente presidente dell’associazione ristoratori Ascom di Bologna, fiduciario Amira Emilia per quasi 25 anni, “gran maestro” della ristorazione italiana. Nell’83 è stato insignito della “Commanderie des Cordons Bleus de France” e nel 2005 il grande scrittore statunitense John Grisham lo ha inserito in “The Broker”, romanzo ambientato per l’occasione a Bologna. Oltre che essere considerato tra i più importanti sommelier a livello italiano e internazionale, è un autentico maestro di sala. Con il suo fare raffinato mette la clientela a proprio agio, inoltre guida i clienti nella scelta dei piatti consigliando l’abbinamento col vino più adatto. «Quando nel lontano 1975 ho visto questo posto me ne sono subito innamorato e d’accordo con mio fratello è stato deciso di acquistarlo. Siamo nel cuore di Bologna a due passi da via Indipendenza e da piazza Maggiore».
Lino Rossi, 68 anni compiuti a fine 2025, crea piatti insuperabili. La sua cucina si ispira molto a quella degli Estensi e dei Gonzaga. Propone i piatti della ricca tradizione emiliana, ma anche internazionali basati sulla rivisitazione di piatti storici. Assolutamente da non perdere la cucina di pesce che offre un’ottima varietà e mai mancano i salumi tipici, molti dei quali prodotti direttamente da Lino con i parenti nelle campagne tra il Ferrarese e il Modenese. «Il problema attuale è che certi prodotti che un tempo abbondavano tipo le cotenne sono diventati introvabili. Chi produce cibo per animali domestici ne fa incetta e reperirli per produrre, a esempio cotechini, è diventato molto difficile. La salama da sugo non la produco, sono un appassionato ma la clientela non la richiede, dice che ha un sapore troppo forte. A me piace e ogni tanto la degusto, uno dei miei compagni di scuola è Massimo Berveglieri, volontario della Pro Loco di Madonna Boschi e apprezzato norcino». «Non dobbiamo mai dimenticare chi siamo e da dove veniamo – affermano all’unisono Franco e Lino -. Siamo legati ai territori ferrarese, modenese e mantovano essendo nati al confine, poi naturalmente Bologna che ci ha adottato. Tifiamo Bologna ma anche Spal, anzi Ars Et Labor ora finita negli abissi del calcio. Ricordo che nostro padre conservava nel fienile una grande bandiera della Spal. Qui vengono spesso calciatori e sportivi. L’ultimo è stato Bernardeschi che qualche sere dopo essere venuto a cena ha realizzato uno dei gol del Bologna contro il Salisburgo in Europa League. Il presidente Saputo qui lo abbiamo visto una sola volta, è vegetariano e la nostra cucina non è proprio il massimo per questi clienti. Questo è un lavoro duro e si deve aver sempre tanta voglia di fare. Il giorno in cui ci alzeremo e non avremo più voglia di andare al lavoro vorrà dire che dovremo smettere».
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