Doppia manifestazione a Ferrara per l’Iran libero
In piazza le testimonianze delle donne: «La nostra battaglia è cominciata 45 anni fa»
Ferrara Doppia mobilitazione in città per la popolazione iraniana vittima di una repressione feroce e sanguinosa, con migliaia di persone assassinate e arrestate nel corso delle proteste contro il regime degli Ayatollah. Al mattino la maratona di interventi e contributi in piazza Cattedrale organizzata da Rete per la Pace Ferrara; nel pomeriggio, sempre in piazza, la manifestazione “Freedom for Iran” promossa da Pluralismo e Dissenso con l’associazione artistico culturale Le Mille e una notte.
«La nostra lotta non è cominciata ieri, ma dura da 45 anni» spiega Leily, iraniana residente a Ferrara da quasi quindici anni ma con un legame sempre molto profondo con il suo Paese di origine, dove vivono ancora la sua famiglia e molti suoi amici. Leily ricorda le tappe di un percorso scandito da dolore ma anche da tanta forza: la rivolta delle donne contro l’obbligo del velo nel 1979, gli studenti scesi in piazza vent’anni dopo per chiedere libertà, le proteste post elettorali del 2009, e di nuovo nel 2019 contro condizioni di miseria e povertà; ancora nel 2022, quando l’uccisione della giovane Mahsa Amini da parte della “polizia morale” portò alla nascita del movimento Donna Vita Libertà e fino alle manifestazioni di oggi «enormi, coraggiose e decisive».
In queste giornate tragiche, Leily vive nella costante preoccupazione per la sorte dei suoi cari: «Li ho sentiti giovedì l’ultima volta, mio padre mi ha detto che stava uscendo. Gli ho chiesto se stesse andando al lavoro. No, mi ha risposto, vado a fare una passeggiata. Allora ho capito che stava andando anche lui in piazza a unirsi alle proteste. Due giorni fa, dopo la mezzanotte, mia sorella è riuscita a parlare con mio marito per sedici secondi, il tempo di dire che stavano tutti bene». Difficilissimo stabilire contatti, dall’8 gennaio il regime ha oscurato internet, ma ci sono sistemi per riuscire ad aggirare in parte l’ostacolo: «Alcuni miei amici sono riusciti a contattarmi procurandosi Internet Sparklight, e mi hanno mandato messaggi di speranza, dicendo che questa sarà l’ultima rivolta perché questa volta ce la faremo. Ma sto vivendo questa situazione con grande angoscia perché non so chi è andato a manifestare e se è riuscito a tornare a casa».
Chi protesta, rivendica Leily «non è mosso da disperazione. Sappiamo cosa vogliano, non chiediamo pietà ma giustizia e dignità, e che la nostra voce non venga soffocata. A quelli che dicono che nessun Paese deve intervenire rispondiamo: e allora cosa proponete? Da anni chiediamo all’Unione europea di non sostenere economicamente il regime, abbiamo chiesto al governo italiano di espellere l’ambasciatore iraniano, ma nessuno ha fatto nulla. Chiediamo di non chiudere gli occhi e restare dalla parte giusta».
Interviene anche Maryam, presidente di Le Mille e una notte: «Io non mi sono mai considerata un’attivista, ma ora sento di esserlo». E alla nonna, che dall’Iran le chiedeva cosa potesse fare lei, in Italia, per aiutare il suo popolo, ha risposto: «Contribuire a far sentire la sua voce». E mentre il vescovo Perego ha fatto arrivare ai manifestanti il suo saluto e il suo sostegno, Mario Zamorani di Pluralismo e Dissenso ha invitato i presenti a firmare la petizione per chiedere al Consiglio comunale di Ferrara di pronunciarsi sul tema e quali iniziative intenda attuare in segno di solidarietà verso gli iraniani che combattono per la democrazia. A portare i saluti del sindaco c’era il vice Alessandro Balboni che ha rivolto un pensiero ai giovani iraniani «e alla loro speranza di vivere in un paese libero». Voci e testimonianze che hanno fatto da contrappunto a quelle, altrettanto significative, esposte al mattino da Rete Pace Ferrara in una sorta di report corale con documenti e contributi di organizzazioni umanitarie, attivisti e operatori sanitari sul campo. Letture che hanno restituito tutto l’orrore e la sofferenza patite da un popolo coraggioso.
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