Con un figlio piccolo ma senza casa, storia di una famiglia sfollata dal Grattacielo di Ferrara
Le difficoltà di una famiglia che ha trovato riparo al centro sociale di Pontelagoscuro
Pontelagoscuro Al centro sociale Quadrifoglio di Pontelagoscuro tra i volontari impegnati nelle sistemazioni giornaliere, gli anziani che fanno quattro chiacchiere e chi semplicemente prende un caffè al bar spiccano loro.
La famiglia di quattro giovani camerunensi residenti nella Torre B del Grattacielo andata a fuoco ai quali la direttrice del centro sociale, Loreta Prampolini, darà per alcuni giorni un tetto sopra la testa. La situazione è ormai nota a tutti con l’Associazione Viale K che si è fatta carico, coordinandosi anche con la Protezione civile, di ospitare gli sfollati del gigante di cemento prima e del Palapalestre poi.
Non ci sono letti per tutti però e l’emergenza resta viva. Sono gli occhi stanchi ma anche la dignità e compostezza dei quattro giovani che impressionano. Adrien che lavora fuori città e da nove anni vive al grattacielo assieme al fratello Michel.
Pochi giorni prima della tragedia sfiorata anche la moglie Glawdys con loro figlio di appena sei mesi l’ha raggiunto dalla Francia. Senza un posto dove andare, adesso si ritrovano tutti assieme senza certezze per il futuro.
«È una situazione difficile – spiega Michel – perché siamo fuori casa tutti assieme con un bimbo piccolo. Purtroppo dopo l’evacuazione non abbiamo trovato un posto dove stare e siamo soli».
Il ricordo di quella terribile notte è ancora vivissimo: «Abbiamo avuto paura, abitiamo al diciassettesimo piano e mentre scendevamo il bambino ha anche respirato tanto fumo. Non era possibile poi scendere le ultime due rampe di scale ed abbiamo dovuto aspettare i vigili del fuoco, per tanti minuti nel freddo della notte».
Nonostante gli sia crollato il mondo addosso non perde la calma Adrien che guarda moglie e figlio piccolo fare colazione: «Ringraziamo tutte le persone ed i volontari che si sono impegnati tanto per noi facendoci alloggiare al Palapalestre. Abbiamo provato a chiedere ospitalità a tutti, anche a nostri amici ma non c’è posto. Per gli stranieri è difficile trovare una casa dove stare, ma non chiediamo nient’altro. Nei prossimi giorni si vedrà...».
Poche ore dopo lo stesso Adrien e la moglie dovranno portare il loro piccolo, che soffre di dermatite, all’ospedale per un controllo. Difficoltà che si aggiungono a difficoltà. Annuisce infine sconsolata Loreta Prampolini la quale racconta le due degli aspetti mostrati dalla città in questi giorni: volontariato e commenti della peggior specie:
«Siamo in contatto con la Protezione civile – spiega – e siamo riusciti per ora a dare un tetto a queste persone. Questo però non è il luogo adatto per loro, urge trovare una soluzione. Serve più umanità, l’altro giorno ho sentito un frequentatore del centro sociale rammaricarsi in dialetto del fatto che non sono bruciati tutti nell’incendio. Oggi siamo arrivati a questo».
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