Metal detector nelle scuole, studenti ferraresi contrari quasi all’unanimità
L’ipotesi non convince. L’alternativa: «Piuttosto si investano i fondi in incontri di approfondimento sul tema»
Ferrara Il dibattito sulla sicurezza nelle scuole è tornato al centro dell’attenzione dopo l’omicidio del giovane Youssef, 18 anni, ucciso a coltellate da un compagno di classe all’istituto Einaudi Chiodo di La Spezia. Sulla questione è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara, che ha aperto alla possibilità di installare metal detector negli istituti con particolari criticità, «su richiesta del preside e d’intesa con il prefetto». Una proposta che, però, «non basta» da sola, come ha sottolineato lo stesso ministro. Un tema che divide anche gli studenti ferraresi, tra chi vede nei controlli un possibile strumento di tutela e chi invece chiede maggiori investimenti su educazione, ascolto e prevenzione.
Tra le voci favorevoli, seppur con riserve, c’è Aurora, studentessa del quinto anno del liceo Carducci, indirizzo Scienze umane musica e spettacolo. «L’inserimento dei metal detector è un’ipotesi che mi trova favorevole, mi aiuterebbe a sentirmi più sicura – spiega – ma bisognerebbe studiare modalità sostenibili: non è possibile che ogni mattina centinaia di studenti affrontino controlli con tempi lunghissimi». Aurora sottolinea però come la vera chiave resti la formazione: «A scuola abbiamo fatto diverse attività legate alla sicurezza. Credo che sensibilizzazione ed educazione siano la strada giusta».
Più cauto Erick, studente del quinto anno di Telecomunicazioni all’Iti Copernico Carpeggiani. «Non ci sono più tanti episodi di violenza come anni fa – racconta – anche se la situazione resta più difficile nelle classi prime e seconde». Erick ricorda episodi di violenza organizzata nei bagni lo scorso anno e la chiusura degli intervalli all’aperto nella sede di via Pontegradella dopo alcune risse, dove si trovano le classi del biennio. «Quest’anno va meglio – aggiunge – facciamo molta educazione civica, soprattutto sulla violenza di genere. In scuole con episodi frequenti i metal detector possono avere un senso, ma da noi non servono: è ruolo dei docenti e delle famiglie sensibilizzare ed educare».
Sul fronte contrario ai controlli dei metal detector si collocano diversi studenti del Carducci. Diego, anche lui in quinta, definisce l’omicidio di La Spezia «un fatto orribile ma probabilmente prevedibile. Immagino ci siano stati segnali però ignorati – afferma –. La scuola ha il compito di formare gli adulti di domani. A scuola da noi non ho notato situazioni di tale complessità. I metal detector? No, non per principio, bensì perché mancano i fondi. Meglio investire in incontri di sensibilizzazione e approfondimento».
Della stessa linea Davide, rappresentante d’istituto: «È una tragedia che si poteva evitare. Spesso certi segnali vengono minimizzati e in alcune scuole questi temi non vengono nemmeno affrontati». La sua proposta è chiara: «Preferirei incontri con persone che hanno avuto un passato difficile, comunità e organizzazioni che possano raccontare la loro storia. La scuola dovrebbe accompagnare gli studenti anche nella vita. Ho avuto insegnanti con una vera vocazione all’ascolto: è così che si interviene alla radice».
Anche Giulia, rappresentante della Consulta provinciale degli studenti, esprime forti perplessità. «È allucinante che un ragazzo sia entrato a scuola con un’arma – dice – bisogna attivarsi di più, sempre però nel rispettando la privacy di ogni studente ma senza restare immobili». Giulia invita gli studenti a segnalare situazioni di pericolo e ricorda episodi di bullismo e razzismo vissuti alle medie. «Non sono convinta che i metal detector funzionino – conclude – più che controlli materiali servono coscienze formate. Il problema riguarda anche luoghi esterni, come il parco Pareschi, spesso teatro di risse».
Infine Pietro, anche lui in quinta al Carducci, sintetizza un sentimento diffuso: «Non si può arrivare a scuola e morire. I metal detector non sono la soluzione. Serve più informazione, su sicurezza, sessualità, bullismo e cyberbullismo. I progetti fatti sono stati utili, ma vorrei partecipare a percorsi ancora più attivi». Un coro di voci diverse, ma con un punto comune: la sicurezza non può essere affidata solo ai metal detector. Per gli studenti ferraresi, la vera prevenzione passa dall’educazione e dall’ascolto.