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Dopo il rogo

Sfollati, presidio al municipio di Ferrara: «Il Comune deve ascoltarci»

Alessandra Mura
Sfollati, presidio al municipio di Ferrara: «Il Comune deve ascoltarci»

Le associazioni: «Scandaloso affermare che è un fatto privato»

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Ferrara C’è Amara Sacko, della Nuova Guinea, magazziniere all’Interporto di Bologna, che nel 2025 ha comprato un appartamento al Grattacielo per 75mila euro e ora sta aspettando dalla banca una risposta alla richiesta di sospendere il mutuo. Con lui, dal Mali, ci sono Ballo, che sempre all’Interporto fa i turni di notte e, nel fare lo spelling del suo nome chiude con “O di Ostellato”; e poi Arouna, che dopo un anno senza contratto d’affitto da cinque era diventato inquilino “ufficiale” di un appartamento della Torre B. E infine Abbas, della Costa d’Avorio, impiegato come magazziniere.

Tutti e quattro hanno trovato temporanea ospitalità a casa di un amico che rientrerà dall’Africa il 12 febbraio, e condividono angosce e precarietà degli sfollati della Torre B, ieri riuniti in presidio davanti alla sede del Municipio. A sostenerli, oltre a Viale K che ha sistemato 39 delle 63 persone fatte sgomberare dal Palapalestre, c’è l’Associazione Cittadini del Mondo oltre a varie sigle dell’associazionismo e della politica ferraresi.

I manifestanti parlano alle finestre spente di Palazzo Municipale, dove sullo Scalone ha preso posto il servizio d’ordine. Ai piedi della scalinata, dietro gli striscioni “Senza solidarietà non è città” e “Vivo qui, lavoro qui, basta discriminazioni” c’è circa un centinaio di manifestanti. «Chiediamo che l’amministrazione ci ascolti», dice chi è rimasto senza un tetto sulla testa. Perché «non è vero - attacca Adam Atik di Cittadini del Mondo - che tutti sono stati sistemati. Ieri notte (domenica) all’una c’erano ancora persone rimaste fuori, e che avrebbero dormito al freddo senza l’intervento di Viale K, del volontariato che ancora una volta mette una toppa alle emergenze, altro che Palapalestre». L’amministrazione, continua, «non ha risposto alle nostre Pec. Di fronte a persone che pagano mutui e affitti e sono rimaste per strada questo farsi di nebbia è inaccettabile».


Nel cortile della sede di Viale Po, dove Viale K ha dato ospitalità anche agli sfrattati dell’associazione di Cittadini del Mondo, domenica sera «era rimasta una famiglia con un bimbo di sette mesi, una situazione di fragilità risolta all’ultimo trovando una casa per un mese, ma l’Unità di strada ha rintracciato altre persone al freddo che si erano rifugiati in edifici abbandonati in via Marconi – aggiunge Carola Ruggeri – Sappiamo com’è il mercato immobiliare a Ferrara, trovare casa è impossibile, è una tragedia. Anche le famiglie che generosamente si sono fatte carico dell’ospitalità sono a rischio, perché non sono persone ricche e vanno aiutate». Ruggeri si dice «scandalizzata» dalla risposta dell’amministrazione secondo cui quello del Grattacielo «è un fatto privato», e ancora di più dall’essere «accusati di assistenzialismo perché cerchiamo di dare riparo a chi è al gelo». E allora, continua, «ho voluto vedere come spende i soldi l’amministrazione, e guardando semplicemente su Cronaca comune ho letto che sono stati dati 30mila euro a un gruppo che fa gli arrosticini. Nulla contro gli arrosticini, ma quelli sono soldi nostri, e quella allora cos’è, una questione pubblica o privata?».

Dagli sfollati, un appello «a chi ha il potere politico locale a guardarci come persone, non come cittadini di serie B»; aggiunge Alessio Bettoli, da dieci anni residente al Grattacielo: «sgomberare il Palapalestre lasciando le persone per strada al freddo senza aiuti è disumano. Come proprietari avevamo già speso migliaia di euro per cominciare a rendere sicuro il Grattacielo, e ora abbiamo perso tutto. A darci una mano abbiamo trovato solo il volontariato, che arriva dove non arriva l’amministrazione».

Quello stesso Terzo settore, interviene Francesco Ganzaroli del centro sociale La Resistenza, che è a sua volta sotto attacco: «Questa amministrazione sta facendo di tutto per chiudere gli spazi sociali e di incontro cittadini, ma è proprio il volontariato che sta lavorando al posto del Comune per impedire che questa emergenza diventi una bomba sociale. La solidarietà non deve scattare a comando, ma deve essere di tutti o di nessuno». Dura la critica di Corrado Oddi del Forum Ferrara Partecipata: «Considerare questa enorme emergenza un fatto privato dimostra disumanità e cattiveria», scandisce. Per contro c’è la grande quantità di beni di prima necessità che molti cittadini - rispondendo all’appello dei volontari - hanno consegnato per aiutare gli sfollati. E che ora gli stessi volontari chiedono di frenare, per il semplice motivo che non sanno dove mettere tutto il materiale. Poco spazio per le persone e ancor meno per le cose. 

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