Il figlio si rimangia le accuse di violenza sessuale, ma la condanna per il padre rimane
Sette anni di reclusione a un uomo imputato di violenza sessuale su minore. Succede a Ferrara: ora il ragazzo dice che forse si era inventato tutto
Ferrara La condanna è rimasta, anche se con una riduzione, passata da nove a sette anni di reclusione per l’accusa di aver compiuto violenze sessuali sul figlio, al tempo un bambino. Arriva però dopo che il suo principale “accusatore”, proprio suo figlio, oggi quasi maggiorenne, ha ritrattato, ha spiegato ai giudici dell’appello e al procuratore generale che probabilmente si era inventato tutto, forse per gioco e forse in risposta a una certa pressione che sentiva su di sé da parte degli educatori della comunità alla quale era affidato, magari anche da sua madre, per via della sua precoce curiosità per il sesso, alla quale si cerva un senso e della quale magari si cercava un’origine. E, sicuramente, in questa ricerca non ha giovato il fatto che l’uomo fosse già rimasto coinvolto in un’accusa simile nei confronti della sorellastra, per la quale è poi stato condannato ed è finito in carcere.
Una vicenda difficile, nella quale è difficile conoscere dove stia davvero il contenuto di verità, soprattutto se la si conosce da osservatori esterni. Rimane il dato di fatto, che il ragazzo oggi nega con molta decisione che vi sia mai stato un comportamento inopportuno del padre: nessuna atto di natura sessuale in doccia, a letto o giocando con caramelle di forma fallica, come era emerso in indagine e nel primo grado di giudizio, nel corso del quale il giovane era stato sentiti in incidente probatorio, anticipando l’acquisizione della sua testimonianza alla fase delle indagini, dopo che è stato ritenuto credibile dai consulenti del tribunale.
Un racconto poi negato nel rinnovo dell’istruttoria in appello, quando il ragazzo ha spiegato che si era inventato tutto, che non c’era mai stato alcun comportamento anomalo da parte del padre, peraltro oggi ritrovato dopo tanti anni. «Il ragazzo ha confermato che è stato tutto oggetto di finzione fantasiosa – commenta l’avvocato Enrico Segala, difensore dell’imputato –. Arduo compito per la Corte dare giustificazione alla costruzione narrativa istituzionale che si è creata e auto alimentata. Una condanna a sette anni di reclusione per un padre che per dieci anni non ha potuto vedere suo figlio e, allo stato, in netto contrasto con quanto la stessa persona offesa ha dichiarato in rinnovazione dell’istruttoria».
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