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«Il Mercosur uccide l’agricoltura». Da Ferrara a Strasburgo per la protesta

«Il Mercosur uccide l’agricoltura». Da Ferrara a Strasburgo per la protesta

Manifestazione contro l’accordo di libero scambio tra Ue e parte del Sudamerica. Calderoni (Cia Ferrara) «Senza reciprocità piena e controlli serrati non ci sono garanzie»

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Ferrara Ursula von der Leyen ha firmato, gli agricoltori di tutta Europa sono scesi in strada. In migliaia dall’Italia, anche da Ferrara, hanno sfilato a Strasburgo e preso d’assedio il Parlamento europeo per protestare contro il patto Mercosur siglato dall’Ue con Uruguay, Paraguay, Argentina e Brasile. Un accordo di libero scambio che darà vita a una delle aree di libero commercio più grandi del mondo, composta da 750 milioni di persone.

Coldiretti e le parole di Prandini

Coldiretti ha preso parte al corteo e, guidata dal presidente Ettore Prandini, è volata in Francia anche una rappresentanza dei soci ferraresi, oltre ai giovani agricoltori e ai vicepresidenti provinciali Andrea Crovetti e Filippo Pallara e il direttore Alessandro Visotti. «La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula von der Leyen sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente». Le urla di protesta si alzano da Strasburgo: «Se von der Leyen non garantisce subito reciprocità, controlli e trasparenza nel commercio internazionale, deve lasciare il suo incarico e abbandonare le follie che ad oggi hanno contraddistinto la sua gestione antidemocratica. Ha trasformato l’agricoltura in un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati che ignorano i territori produttivi, scaricano costi e vincoli sulle imprese europee e spalancano i mercati alla concorrenza sleale globale». Questa la nota di Coldiretti, che «chiede anche trasparenza totale con origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione». L’affondo sul Mercosur, definito «l’emblema delle follie della Commissione: un accordo costruito per importare prodotti senza reciprocità e senza controlli sanitari e ambientali, aprendo la strada ad altri trattati ancora più pericolosi per l’agricoltura e il cibo europeo». Parla anche il presidente Prandini: «Continuiamo la nostra protesta sul tema della trasparenza nell’interesse delle imprese agricole ma soprattutto dei cittadini consumatori. Vogliamo dare garanzie sulla qualità dei prodotti e, soprattutto, assicurare che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole e gli stessi standard ai quali sono sottoposte le nostre imprese».

Le rivendicazioni di Cia, parla Calderoni

A Strasburgo si muovono compatti anche Confagricoltura e Cia. Della sezione ferrarese di quest’ultima, Stefano Calderoni è il presidente. Con lui ci sono il vicepresidente Massimo Piva e Jennifer Felloni, membro del comitato esecutivo dell’associazione. «L’accordo Ue-Mercosur, senza reciprocità piena e controlli serrati – espone Calderoni – non offre garanzie alle nostre aziende agricoli, ai nostri territori e tanto meno ai consumatori». Si stimano poi 40mila posti di lavoro a rischio in Europa nell’agroalimentare, oltre a falle nei controlli e squilibri produttivi che minacciano i produttori italiani, rileva Cia. «L’accordo – continua Calderoni – apre il mercato europeo a grandi quantità di prodotti a basso costo ottenuti con standard ambientali, sanitari e sociali più bassi dei nostri. In questo modo si crea una concorrenza sleale che porterà alla crisi intere filiere e non garantirà ai consumatori cibo sano e controllato, a discapito della loro salute. A pagare il prezzo più alto saranno i piccoli e medi produttori, già schiacciati da margini ridotti e costi di produzione in crescita. Questo modello favorisce le multinazionali agro-industriali, incentiva monocolture e agricoltura intensiva, alimenta la deforestazione e rischia di accelerare l’abbandono delle campagne e lo spopolamento delle aree rurali.

«Le clausole di salvaguardia sono deboli – conclude il presidente di Cia Ferrara – e le risorse annunciate non bastano a compensare i danni potenziali. Per questo chiediamo un cambio di rotta: servono garanzie vere sul reddito degli agricoltori, sulla qualità del cibo e sulla tutela dei territori. Senza risposte concrete e vincolanti, questo accordo non può essere accettato e la nostra mobilitazione continuerà a oltranza anche nelle piazze italiane». 

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