Caso embrioni a Lagosanto, l’Asl attacca. Sotto accusa chi segnalò
Pesanti contestazioni disciplinari alla ginecologa
Lagosanto Una decina di pagine di contestazione disciplinare, accuse gravissime dalle quali dovrà difendersi il prossimo 29 gennaio davanti all’apposito ufficio, nella Cittadella San Rocco, ex ospedale Sant’Anna di Ferrara. Sulla vicenda Pma, mentre l’indagine della Procura su omissioni, falsi e un caso di procurato aborto è ancora in corso ed è ancora agli inizi, l’Asl si muove e solleva contestazioni pesantissime alla ginecologa che quell’indagine l’ha fatta partire, segnalando varie anomalie nella gestione del centro di Procreazione medicalmente assistita. L’Asl ora la accusa di aver fatto accessi non legittimi al sistema FertiLab e di avere addirittura manipolato le cartelle cliniche delle pazienti, facendo risultare cose diverse dalla realtà, allo scopo di mettere in cattiva luce l’azienda e il centro Pma, con relativo danno.
A rendere nota la situazione è il sindacato Fp Cgil, con una nota allarmata sulla vicenda. «Apprendiamo con profonda preoccupazione che la dottoressa in servizio presso il Centro di procreazione medicalmente assistita dell’Ospedale del Delta di Lagosanto, che ha contribuito a segnalare le gravi criticità all’interno del servizio, è stata convocata per un procedimento disciplinare interno. Tale convocazione – continua il sindacato – avviene in un contesto già fortemente segnato da un’indagine giudiziaria in corso su fatti gravissimi e da una sospensione cautelativa delle attività cliniche del Centro Pma, disposta a tutela delle coppie coinvolte e della correttezza delle procedure, dalla direzione generale in accordo con l’assessore regionale Massimo Fabi. Riteniamo estremamente grave che una professionista sanitaria, nell’esercizio del proprio dovere etico e deontologico di tutela della salute pubblica, della sicurezza dei pazienti e della legalità, possa essere oggetto di un procedimento disciplinare successivamente alla segnalazione di fatti ritenuti meritevoli di accertamento da parte della magistratura su reati penali gravissimi. Ricordiamo che la segnalazione di irregolarità in ambito sanitario costituisce un obbligo morale e professionale, oltre che un diritto tutelato dall’ordinamento; la normativa nazionale e i principi europei in materia di whistleblowing vietano qualunque forma di ritorsione nei confronti di chi segnala condotte potenzialmente lesive dell’interesse pubblico; il Servizio sanitario deve garantire un clima di trasparenza, sicurezza e protezione per i professionisti che agiscono nell’interesse dei pazienti».
La Fp Cgil invita anche le istituzioni competenti a «vigilino affinché non si realizzi alcuna forma di pressione o intimidazione. Resteremo vigili e continueremo a seguire con attenzione l’evolversi della vicenda, nel rispetto della magistratura e dei diritti di tutte le persone coinvolte. La trasparenza non è un illecito. Il silenzio sì», conclude il sindacato.
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