La Nuova Ferrara

Ferrara

Il punto

Cercare case sfitte nelle frazioni di Ferrara e non disdegnare i moduli abitativi

Francesco Dondi
Cercare case sfitte nelle frazioni di Ferrara e non disdegnare i moduli abitativi

L’inagibilità va trattata da emergenza come fatto con il terremoto

3 MINUTI DI LETTURA





Ferrara Facciamo finta di trovarci senza casa all’improvviso. Abbiamo 15 giorni di tempo per individuare una soluzione e la prima cosa da tentare, facendo sempre finta di non avere emozioni e quindi di non vivere qualche giorno di smarrimento e sconforto, è quella di cercare un alloggio. Giriamo tutte le agenzie della città, osserviamo le proposte, attiviamo i canali di conoscenze private. Abbiamo pochi soldi a disposizione, magari abbiamo un mutuo da onorare che la banca forse sospenderà ma non vi è certezza. Se siamo fortunati troviamo un qualche appartamento sfitto ma il proprietario vuole fare un contratto 2+2, in pratica vuole 2 anni garantiti e altrettanti quasi. Chi si prende l’impegno di firmare un contratto così vincolante se magari, tra qualche mese, potrei anche paradossalmente tornare a casa mia?

Torniamo in agenzia, ma di affitti per 6 mesi non ce ne sono, magari qualche stanza per studente ma noi siamo in 4, ci serve un po’ di privacy, abbiamo bisogno di avere qualcosa solo per noi. Ok, qualche giorno possiamo adattarci ma per quanto tempo?

Torniamo allora in agenzia, finalmente c’è una casa da affittare, ok per i sei mesi ma serve un anticipo in contanti di almeno 3 e le utenze? Ecco, le utenze me le devo intestare e per almeno 20 giorni non ci saranno volture. Rimango senza casa.

Ma c’è anche chi è un manovale con la barba non rasata da giorni, forse è magrebino, oppure un ferrarese anziano senza paracadute familiare, beh, per loro non c’è nessun alloggio, nessuna opportunità da intercettare in autonomia.

Benvenuto al Grattacielo dove tante famiglie sono ora in difficoltà. Qualcuno sa bene che non troverà ospitalità per questioni di razzismo, qualcuno non avrà casa perché non ha i soldi per pareggiare gli affitti di Ferrara città e altri non avranno un tetto sotto cui dormire perché sono morosi, cattivi pagatori, abusivi.

Due sono le strade percorribili, ma serve quel coraggio di cui si parlava una decina di giorni fa sulla Nuova e che portava ad un ampio piano di riammodernamento delle torri più note di Ferrara. La prima: esistono frazioni che si stanno spopolando e dove le case dei nostri nonni sono spesso chiuse pur avendo tutte le utenze e i comfort di base. Sono abitazioni lontane dal centro città, dove magari non c’è un supermercato adiacente ma hanno i servizi essenziali (scuola, bottega, posta, fermata dell’autobus). Qualcuno lì potrebbe andare a viverci, e se il Comune volesse giocare un ruolo attivo sarebbe il primo garante di chi affitta ma ha timori – legittimi – sugli sconosciuti inquilini.

L’altra strada è di quelle che il sindaco Fabbri ha conosciuto quando era amato e apprezzato vice commissario alla ricostruzione post sisma, quando c’erano migliaia di persone senza, appunto, casa. Esistono moduli prefabbricati in dotazione alla Protezione civile (che va coinvolta) o affittabili che in pochi giorni possono essere trasportati e installati per accogliere le famiglie. Qualcuno dirà: vuoi creare un campo di sfollati, per la maggior parte gente ai margini, che magari non paga. Cinquanta moduli abitativi non renderanno Ferrara una casbah, ma daranno una casa sicura a chi, tutto d’un tratto, si è ritrovato sbattuto fuori dalla propria senza che nulla fosse cambiato rispetto a 7 anni fa, 3 anni fa, 2 anni fa, l’altroieri.