Sfollati del Grattacielo di Ferrara, vite stravolte in 24 ore
La testimonianza: «Mio padre, 80 anni e cardiopatico. Dall’incendio della Torre B non dorme più»
Ferrara «Ho appreso dell’ordinanza di sgombero dal vostro giornale, nessuno era venuto a dirci niente, siamo scioccati».
La donna che parla è cresciuta al grattacielo negli anni ’80 ed ora vive all’estero con la famiglia, ma è pronta a rientrare per seguire da vicino l’emergenza che riguarda l’appartamento dove vivono i suoi genitori, la figlia più grande e “due gatti ciccioni”, trova la forza di scherzare, nonostante l’angoscia.
«Ho chiesto il pomeriggio libero al lavoro e sto cercando l’aereo per essere lì nel fine settimana – racconta giovedì mentre la raggiungiamo telefonicamente - veramente mi chiedo come si possa prendere una decisione del genere senza prima comunicare per filo e per segno cosa succederà alle case di queste persone e dire “avete due settimane di tempo per uscire”. Mio padre compirà 80 anni il prossimo mese e ha problemi di fragilità cardiovascolari alle spalle, mia figlia sempre il prossimo mese compirà 20 anni e studia all’università, sono estremamente preoccupata per loro e mia madre, le loro vite verranno sconvolte».
L’impatto della dichiarazione di inagibilità delle torri A e C del grattacielo ha colpito trasversalmente tutti gli abitanti, ognuno portatore di vissuti e bisogni, che hanno come comune denominatore la scelta e la necessità di vivere in uno dei luoghi più iconici e identitari di Ferrara.
«Certamente non ignoriamo tutti i problemi della struttura, ma per noi il grattacielo è casa, lì c’è tutta la storia della nostra famiglia. I miei genitori hanno pagato negli anni tutto quello che si poteva per mantenere l’abitabilità del loro appartamento. Nell’ultimo anno hanno speso più di cinque mila euro».
Proprio in questi giorni, dopo quanto accaduto alla torre B, per dimostrare la propria regolarità, la famiglia stava raccogliendo i documenti accumulati negli anni, per scrivere una lettera al sindaco, in modo da certificare ogni passaggio e scongiurare il peggio, ma gli eventi sono precipitati rapidamente.
«Nel 2018, un anno dopo la delibera della Giunta dell’ex sindaco Tagliani e in seguito a nuova ordinanza relativa all’antincendio nello specifico – ricorda la signora – in assemblea condominiale, il perito spiegò il progetto autorizzato dal Comando Provinciale dei Vigili del fuoco, chiarendo che una porzione dei lavori sarebbe rimasta a carico dei singoli. Per gli appartamenti che non avessero proceduto con i lavori, il comando dei Vigili del Fuoco avrebbe richiesto al Comune di rendere inagibile il singolo appartamento, attraverso la chiusura degli impianti e il sigillo degli ingressi. Il Sindaco rispose alle domande spiegando che, se fossero stati effettuati tutti i lavori di adeguamento, quell’ultima ordinanza sarebbe decaduta. Ora invece dobbiamo pagare tutti nel modo peggiore, dovendo abbandonare la casa dove abbiamo costruito la nostra vita, nella quale sono stati investiti tutti i risparmi».
Una forte critica viene mossa alla precedente gestione condominiale.
«Io stessa ho discusso con la segretaria dell’amministratrice quattro anni fa per la mancata realizzazione di interventi per i quali avevamo pagato, come i citofoni e il tiro della porta, fondamentali per due persone anziane. Mi è stato risposto: “ma lei si rende conto di dove vivono i suoi genitori?”. C’è indubbiamente un atteggiamento razzista nei confronti del grattacielo, che viene additato come c’al pustaz. Ma c’è chi, come me e la mia famiglia lo ama e vorrebbe stare lì, e ora non sappiamo cosa fare».
I rapporti con l’amministrazione precedente dell’edificio sono stati fatti di raccomandate senza risposta, telefonate a vuoto, interventi pagati e mai conclusi.
«Non so se l’amministrazione comunale e la politica cittadina fossero a conoscenza di questa situazione, ma ora sono costretti come noi a farci i conti».
Tanti pensieri che si alternano a momenti di silenzio e sgomento, di fronte a una delle evenienze più angoscianti della vita: immaginare i propri affetti senza un tetto, costretti a lasciare per poco o per sempre il luogo per loro più caro.
«Mio padre non sta dormendo da quando è avvenuto l’incidente alla torre B. Da allora nessuno è andato a trovare i miei genitori, a spiegare la situazione. Ancora non si sa dove collocare gli abitanti della torre B e adesso ci aggiungiamo anche noi, e ci dicono che è un problema nostro. Ci chiedono questo sacrificio per il bene comune, poi però ci dicono che è una questione dei privati, ma con così tante persone coinvolte, è anche un problema della città, di cui quella struttura è storicamente una parte importante. Non possono imporci delle decisioni e poi dirci di arrangiarci».
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