Ferrara, il Grattacielo inagibile e i mutui: la sospensione non è scontata
Solo lo “stato di emergenza” garantirebbe l’azione delle banche
Ferrara Il complesso del Grattacielo conta circa 190 appartamenti abitativi. Di questi una settantina sono stati acquistati accendendo un mutuo e sono proprio le persone che hanno un debito con la banca, dopo la dichiarazione di inagibilità delle Torri A, B e C, quelle che si trovano nella posizione peggiore.
Chi ha già finito di pagare dovrà continuare a sostenere le spese delle utenze (da capire anche come verranno gestite) e per qualcuno ci sarà anche l’Imu. Chi era in affitto avrà il problema di trovare un altro alloggio, sì, ma potrà smettere poi di versare i soldi al proprietario dando disdetta, mentre i mutuatari sono davvero alla disperazione perché in questo momento per loro l’unica via d’uscita, forse, è la dichiarazione dello stato d’emergenza. Altrimenti gli istituti di credito potrebbero anche procedere con la sospensione, che a quel punto sarebbe delegata al buon cuore di ogni singolo istituto. Questo significa doversi accollare due rate pesanti (dovranno infatti anche pagare un affitto per avere casa) quasi impossibili in un normale bilancio familiare. Ovviamente parliamo di famiglie che pagano le tasse, cittadini in regola e che hanno fatto un investimento.
Il mutuo
In realtà la sospensione del mutuo (o moratoria) è possibile per difficoltà economiche legate alla prima casa (non di lusso) causate da eventi come la perdita del lavoro, sospensione/riduzione dell’orario lavorativo (di almeno 20% per 30 giorni) o gravi disabilità. Insomma, bisogna dimostrare di non poter più pagare e di conseguenza non sarebbe possibile procedere con contratti regolari altrove. Oppure, come è poi successo per il terremoto, la possibilità viene data per calamità naturali ma occorre un’azione politica di richiesta. Il Grattacielo, lo ricordiamo, è inagibile perché nel corso del tempo i proprietari non sono riusciti a mettersi a norma e dopo l’incendio nella sala contatori della Torre B è arrivata l’ordinanza, anche a seguito della relazione dei vigili del fuoco. Quindi sì, la colpa è dei privati che nel corso degli anni, tanti anni, non hanno ottemperato a quando più volte intimato. Il punto, però, è che adesso poco meno di 500 persone devono trovare un alloggio e ovviamente non è più possibile pensare che possano essere le associazioni a farsi carico del tutto.
Dichiarare lo stato di emergenza (servirà anche qui un’azione politica) intanto potrebbe essere un passo avanti, così da dare un po’ di fiato a chi può trovare un accordo con la banca, che avendo una motivazione diversa rispetto alle “gravi condizioni economiche” lascerebbe aperte la possibilità di un contratto d’affitto temporaneo. Non solo, la dichiarazione permetterebbe anche di attivare la macchina della Protezione civile, magari pensando alla sistemazione provvisoria in moduli in attesa di case disponibili. «In casi come quello del Grattacielo, l’amministrazione comunale deve farsi carico delle soluzioni e proporre delle alternative abitative. Chi governa un territorio non può chiamarsi fuori per motivi ideologici. È nell’interesse dell’intera comunità ferrarese che si trovi una soluzione per gli evacuati», ha detto l’onorevole Laura Boldrini, intervenuta venerdì alla Factory Grisù su invito delle Donne Democratiche di Ferrara.
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