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Metalmeccanica, chimica e moda: anche la provincia di Ferrara “paga dazio”

Andrea Mainardi
Metalmeccanica, chimica e moda: anche la provincia di Ferrara “paga dazio”

La “guerra” commerciale americana colpisce in particolar modo Copparo In sofferenza anche il comparto del vestiario: nel 2025 export sceso del 19,5%

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Ferrara I dazi commerciali imposti nei mesi scorsi dal presidente americano Donald Trump nei confronti dei prodotti europei iniziano a far sentire i primi effetti sia sulla macroeconomia ma anche nei territori più ristretti, con realtà industriale molto legate all’export verso il paese a stelle e strisce.

A livello regionale l’Emilia-Romagna ne è stata particolarmente colpita durante il 2025 con una contrazione dei ricavi derivanti dall’export che è arrivata al -4,6% secondo i dati della Banca d’Italia.

Questa esposizione è legata a comparti come quello del vino, della moda e dei macchinari che storicamente hanno sempre avuto un’alta attrattività aldilà dell’Oceano Atlantico.

Il triste record del comune più colpito in regione da queste restrizioni commerciali è Copparo, esposto per il 13,8% ai dazi Usa che colpiscono duramente la Berco e che rappresentano uno dei motivi della recente crisi nella quale è entrata la grande azienda di proprietà di Thyssenkrupp.

In Italia solamente altri cinque comuni sono stati colpiti in maniera peggiore da questo fenomeno. Soffre un po’ meno Ferrara che, letteralmente, paga dazio per un 3% soprattutto nella fabbricazione di prodotti chimici che anche in questo caso non aiuta di certo la salute del petrolchimico.

Percentuale ancora più bassa per il Comacchiese, esposto per un 2,2% in relazione alla fabbricazione di macchinari ed apparecchiature. Perde terreno anche il territorio tra Mesola e Goro con un 1,2% nel settore della carta, dato che non può che legarsi alla fine della cartiera di Mesola per la quale i dazi americani sono stati l’ultimo chiodo sulla bara.

Anche il comparto della moda emiliano-romagnola ha vissuto un 2025 difficile. Congiuntura economica e dazi hanno portato ad un calo produttivo del 4% secondo i dati di Unioncamere.

La flessione più evidente è quella legata alle esportazioni con un calo del 6,9% nel primo semestre del 2025 se confrontato con il 2024.

Le percentuali positive per le vendite di Reggio Emilia e Bologna, che rappresentano oltre la metà dell’export regionale, non riescono a compensare i crolli delle altre province.

Tra queste c’è anche Ferrara che ha fatto registrare un sonoro -19,5% sempre prendendo in considerazione i primi sei mesi dello scorso anno. Peggio ha fatto solo Piacenza con un -23% ed anche Rimini e Modena non ridono con rispettivamente un -15,4% e -16,8%. Quantomeno il Ferrarese non è protagonista in negativo per quanto riguarda le cessazioni di imprese artigiane nel terzo trimestre 2025 che sono state ben 63. Qui soffrono invece realtà produttive importanti come Modena, Forlì-Cesena e Reggio Emilia.

Se il settore della moda vede dunque le sue esportazioni verso gli Stati Uniti calare, dall’altro cresce il legame commerciale con la Cina verso la quale le vendite sono aumentate del 18,8%.l

Andrea Mainardi

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