Ferrara, per il grattacielo servono 1,5 milioni e sono 34 i cattivi pagatori: dal 1987 esiste il problema antincendio
Il sindaco Alan Fabbri ha relazionato al Consiglio comunale sulla situazione del grattacielo. Buco di comunicazioni di 8 anni su cui ci sarà un accesso agli atti.
Ferrara Sessantatrè pagine, oltre un’ora di monologo, una chiusura che trova il consenso della maggioranza “Voi ne parlate, io lo faccio”. Il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, ha relazionato sul grattacielo, ricostruendo tutta la sua storia fino alla “dolorosa” ordinanza di sgombero anche delle torri A e C.
Fabbri è partito dai primi documenti dei vigili del fuoco e dal decreto Fanfani del 1987 che imponeva la messa a norma di edifici analoghi. Ha ricostruito il carteggio che da sempre ha evidenziato le carenze di sicurezza (“non può essere consentito l’esercizio dell’attività”) che appare fin dal 2003 e poi via, attraverso le consiliature guidate dai sindaci Sateriale e Tagliani. Un passaggio non secondario nel quale emerge come nel tempo gli interventi di sicurezza siano sempre stati disattesi o in parte non realizzati.
Il sindaco ha ricordato la festa del 2012 con dj Boogy, poi risultato essere capo della mafia nigeriana, le operazioni di accoglienza cooperativistica e i progetti sul grattacielo, a partire da quello sostenuto da Tagliani del valore di 2 milioni. Senza scordare quello sfumato – valore una trentina di milioni – che un privato aveva proposto nel 2022.
La relazione è servita soprattutto a dimostrare come da decenni le criticità al grattacielo fossero conosciute ed è emerso anche un periodo di sostanziale stop delle comunicazioni tra il 2009 e il 2017 per cui lo stesso Fabbri ha annunciato un accesso agli atti.
La riflessione ha comportato anche valutazioni politiche (“era un mondo in cui si poteva fare tutto”, ha detto relativamente ad una gestione che ha ampiamente criticato) e un focus su quanto fatto dalla sua amministrazione con almeno 47 interlocuzioni con amministratori di condominio, prefettura, vigili del fuoco e procura. A tal proposito Fabbri ha anche ricordato le due inchieste archiviate sull’amministratore di condominio e su alcuni proprietari proprio per la mancata messa a norma della struttura.
E per finire, ecco gli ultimi numeri in cui ha rivendicato l’assistenza di tutti gli sfollati, in primis di famiglie con minori e soggetti fragili. Sono 34 i proprietari insolventi su 168 (neppure il 20% ha fatto notare Marzia Marchi) e servirebbero 1,5 milioni di euro per sistemare la struttura: un milione per completare i lavori e 500mila euro per il pregresso. Una cifra che certamente non metterà il pubblico – e su questo nessuno ha avanzato dubbi – ma che rende a oggi ancora nebuloso il futuro del grattacielo.
