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Dossieraggio a Ferrara, l’ex consigliera al giudice: «Ho subito pensato a Lodi»

Daniele Oppo
Dossieraggio a Ferrara, l’ex consigliera al giudice: «Ho subito pensato a Lodi»

Anna Ferraresi sentita come testimone nel processo contro l’ex vicesindaco. Negativi gli accertamenti della polizia giudiziaria sulla fonte delle informazioni

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Ferrara Si è detta sicura, Anna Ferraresi, che quel dossier su di lei fosse nelle mani di Nicola Lodi prima che venisse divulgato ai consiglieri comunali con plichi anonimi. Sicura perché poco prima c’erano state punzecchiature che, col senno di poi, sembrano abbastanza esplicite. E poi perché a confermarglielo è stata Rossella Arquà, altra consigliera che, come lei, da braccio destro dell’ex vicesindaco si è trasformata in arcinemica dopo la vicenda opaca delle lettere minatorie.

Ieri pomeriggio ha preso il via il processo che vede Lodi (difeso dall’avvocato Carlo Bergamasco) imputato di dossieraggio nei confronti di Anna Ferraresi, ovvero di averla diffamata e di aver diffuso illecitamente dati personali, realizzando tali attività nei primi mesi del 2020 con post su Facebook e facendo pervenire ai colleghi consiglieri (e alla sua ex datrice di lavoro) un plico anonimo contenente gli atti redatti dalla Polstrada relativi a una guida in stato di ebbrezza che Ferraresi aveva poi chiuso con un patteggiamento molti anni prima.

«La prima cosa che ho pensato è che fosse stato Nicola Lodi», ha raccontato al giudice la stessa Ferraresi, sentita come testimone nel processo in cui è parte civile (assistita in udienza dall’avvocato Bernardo Gentile, dello studio legale Anselmo). L’ex consigliera, rispondendo alle domande del pm Alberto Savino ha ripercorso in parte anche il suo excursus politico, fino alla rottura con la Lega e con Lodi, e quando lui (siamo in epoca prossima alla triste vicenda del Trenino turistico che coinvolse anche Stefano Solaroli, poi condannato per istigazione alla corruzione) la invitò a mettersi in riga, avvertendola di essere una persona vendicativa.

«Ho messo in fila delle cose, il suo essere vendicativo, l’essere pregiudicato, uno che usa tutti i mezzi, leciti e non, per raggiungere il suo scopo. Mi ha voluto mandare dei segnali prima. Era in possesso di quei documenti, e poi Rossella Arquà mi ha dato la conferma, dicendo di aver visto il plico nella scrivania del vicesindaco e che lui le mostrò cosa c’era», ha detto Ferraresi. I segnali ai quali ha fatto riferimento Ferraresi riguardano alcune espressioni usate in Consiglio comunale da Lodi e dei post su Facebook nei quali Lodi, attaccando la ex consigliera, faceva capire di sapere qualcosa, ad esempio usando l’hashtag “#posailfiasco” e “#cartaciuccinaA13”(questo in risposta all’appellativo che Ferraresi aveva dato alle mascherine di carta acquistate dal Comune in epoca Covid, mentre A13 era un riferimento all’autostrada, dove Ferraresi era stata fermata dalla Polizia stradale di Altedo). Tutto condito con riferimenti a «scheletri nell’armadio», inviti a «posare il fiasco», a non «tracannare alla guida» perché condotte costate «non poco» alla donna. Ferraresi ha raccontato di aver sofferto perché l’episodio “svelato” era legato a un momento buio e perché «mi ha fatto passare come un ubriacona, una demente, mi ha fatto terra bruciata attorno», ha detto.

Sentiti anche l’ex datrice di lavoro di Ferraresi (che ha riferito che poco prima dell’arrivo del plico anonimo un uomo l’aveva contattata per chiederle il permesso di dare il suo numero a Lodi), il consulente informatico e gli ispettori di polizia giudiziaria che hanno cercato la fonte di quel dossier ed eventuali tracce della consegna, senza trovare nulla. 

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