Grattacielo di Ferrara, appello alla Regione: «Dichiari lo stato di emergenza»
Sgombero, confermati i 15 giorni per lasciare anche le Torri A e C. Niente aiuti alle associazioni. Insorge l’opposizione: «È un caso di tenuta sociale»
Ferrara Le torri del Grattacielo si stagliano nella skyline e nei pensieri. Comprensibilmente, ieri, hanno monopolizzato il Consiglio Comunale di Ferrara. Cinque ore di discussioni, argomenti e documenti; interventi e toni più o meno concitati. Alla fine la sostanza non cambia: tra meno di due settimane i residenti della Torre A e C dovranno abbandonare gli appartamenti (considerati inagibili dopo l’ordinanza del sindaco), mentre gli inquilini della B sono già stati allontanati dopo il fuoco che ha lambito il vano elettrico la scorsa settimana.
Question time, risoluzioni, emendamenti, ordini del giorno. Passa con la maggioranza compatta soltanto la proposta Rendine: richiedere alla Regione lo stato di emergenza di protezione civile. Quindi mettere in cassa finanziamenti ad hoc, però non prelevandoli dai fondi comunali. Perché l’emergenza, per il Centro coordinamento soccorsi di stanza in città, è considerata finita. Dopo una settimana.
Logico che le opposizioni abbiano sussultato («questo è un fatto di tenuta sociale collettiva, non privata), mentre la maggioranza ha argomentato la scelta di un percorso opposto. Dunque, pomeriggio denso e appiccicoso. Con molti cittadini sulle sedute aperte al pubblico, fuori un discretamente corposo schieramento di forze dell’ordine. E c’è la presenza “fisica” del sindaco Alan Fabbri (maglione blu, camicia azzurra e jeans) che prende subito la parola: «Giusto per dare informazioni e fare chiarezza. Sarà un po’ lunga...». Eggià: un’ora di lettura. Del resto parte citando un Bassani di 64 anni fa (25 giugno ‘62), addentandosi nella cronologia storica del Grattacielo. Fatti, misfatti, rinvii… Documentazioni con date snocciolate. Infine, la chiusa relativa all’ordinanza di sgombero: «Voi ne parlate, io lo faccio» sibila con occhiate lanciate all’opposizione.
In realtà non era in discussione la legittima e necessaria messa in sicurezza dell’intero complesso, quanto come il Comune pensa di gestire lo stallo abitativo che coinvolge almeno 500 persone. Talvolta alcuni interventi sono finiti fuori tema, mentre lapidario è stato il vicesindaco Alessandro Balboni: «Saremo sempre vicini alle figure fragili». Di rimando il consigliere Leonardo Fiorentini (Civica Anselmo) si chiede: «E coloro che non hanno una rete famigliare di protezione? Oppure amici che possano ospitarli? E chi non ha adeguate risorse economiche?». Tre interrogativi con spine più che evidenti. Okay l’annoso nervo scoperto del Grattacielo, che ha attraversato irrisolto diverse amministrazioni, ma il punto focale rimane (giusto per rimettere in circolo un’altra domanda): che si fa ora? Si parla di persone di ogni età, non di politica. «Rimane inalterato il problema che la città ha in questo momento – fa presente Marzia Marchi del M5s -: nessuno contesta l’ordinanza di sgombero, rimane la risposta da dare. Cerchiamo di farlo insieme.
Impresa un po’ complessa, in quanto alla fine l’ideologia politica permea – più o meno volontariamente – l’approccio. «Il punto è che centinaia di persone non hanno una casa – richiama al pragmatismo Anna Zonari (civica La Comune) –; questa evacuazione andava programmata e accompagnata». Si gioca sul sofismo che diventa balletto: il feuilleton Grattacielo è di pertinenza pubblica (incendio, Torri non a norma con seri gravami di welfare cittadino) o deve proseguire sul binario privato? Sono stati lanciati “question time” che – infine – non hanno spostato granché la posizione degli amministratori. L’assessora Cristina Coletti rammenta l’esistenza dello sportello sociale integrato a disposizione per ascoltare tutti i cittadini, aggiungendo che con la Regione ci sono comunque interlocuzioni avviate.
Si prenota Matteo Proto del Pd, la butta lì: «È prevista l’erogazione di un contributo economico alle associazioni private che hanno offerto assistenza?». Si tratta di Viale K, Cittadini del Mondo, Il Mantello e Caritas. Ancora la Coletti: «Non sono previsti contributi per le associazioni che operano spontaneamente». Brusio tra gli uditori. Si entra nel labirinto delle mozioni, fa capolino quella presentata da Sara Conforti per conto del Pd: si chiedono azioni urgenti per il reperimento di soluzioni abitative temporanee “ponte” e, laddove possibile, definitive per alcuni nuclei famigliari. Sottolinea la Conforti: «Il Comune attivi un fondo di garanzia per aiutare l’accesso nel mercato privato degli affitti. L’amministrazione faccia la sua parte nel governo dell’emergenza, perché di questo stiamo discutendo. Questo è realismo sociale. E si istituisca un’unità di urgenza nella quale coinvolgere Prefettura e associazioni di volontariato». Come s’è scritto, la mozione non passa al vaglio della maggioranza. La Marchi ci riprova buttando sul tavolo dadi che portano su caselle con la voce alberghi convenzionati, alloggi di edilizia pubblica…
Andrea Ferrari (Fratelli d’Italia) ribadisce il punto di vista della maggioranza: «Il Comune non può risolvere problemi abitativi privati». Massimo Buriani (Pd) insorge, alza di una tacca i decibel: «Un’amministrazione seria non fa polemiche, l’emergenza non si chiude in una settimana. Parliamo di cose concrete». Lo spalleggia la Zonari: «Il problema è di ordine pubblico e non si risolverà in pochi giorni». Controreplica di Stefano Perelli della Lega («Anni di incuria non sono rubricabili a calamità naturale») e di Iolanda Madeo di Fratelli d’Italia («Chi governa deve scegliere e noi ci assumiamo delle responsabilità»). Il punto lo fissa il vicesindaco Alessandro Balboni: «Sono state programmate decisioni di emergenza, ora questa fase è finita e non l’ha stabilito soltanto il Comune». La palla finisce dunque nel campo della Regione, rimane però improbabile che l’amministrazione comunale possa rimanerne fuori. Logico che l’argomento terrà ancora banco a lungo.