Migliaia di “dischetti neri” in spiaggia ai Lidi: cosa sono e da dove arrivano
Sono stati raccolti dall’arenile dopo le mareggiate
Lidi I dischetti di plastica che ormai da un anno hanno invaso le spiagge del Veneto, continuano ad arrivare anche su quelle dei nostri Lidi, soprattutto dopo le mareggiare degli ultimi giorni.
Ma di cosa si tratta? Hanno la forma delle patatine, ma sono in plastica e sono neri. «Si chiamano z-mbbr e arrivano da qualche depuratore del Nord Italia», spiegano da Archeoplastica in un video pubblicato sui canali del progetto. La tecnologia Mbbr (Moving bed biofilm reactor) è un sistema impiegato nella depurazione delle acque reflue che sfrutta corpi di riempimento in plastica ad alta resistenza, spesso in polietilene o polipropilene. In sostanza, accelerano la depurazione delle acque «regolando lo spessore del biofilm», illustrano da Archeoplastica.
Inquinamento sistemico
Dai primi ritrovamenti, segnalati all’inizio di gennaio, ad oggi, il fenomeno sembra inarrestabile e, oramai, ne vengono raccolti a centinaia ogni settimana dai volontari di Plastic Free, che da mesi tentano di riportare l’attenzione delle autorità e dell’opinione pubblica su quello che appare ormai come un caso di inquinamento sistemico.
«Da inizio anno, sul litorale, i nostri volontari recuperano continuamente questi dischetti – commenta Riccardo Mancin, coordinatore nazionale dell’associazione – . All’inizio non sapevamo cosa fossero, poi abbiamo scoperto che si tratta di carrier, dispositivi plastici usati negli impianti di depurazione delle acque reflue, civili e industriali».
Il mistero, però, non si ferma all’identificazione del materiale. Nessuno, infatti, ha ancora chiarito da dove provengano. Le ipotesi si moltiplicano tra chi sostiene che arrivino direttamente dal fiume Adige e chi parla di scarichi illegali da parte di navi cisterna. «La situazione è seria – incalza Mancin – . I dischetti si depositano ovunque, anche nelle aree più a sud della costa, e insieme a loro si trovano ora anche numerosi spezzoni di guaina plastica, tutti della stessa misura. Parliamo ormai di migliaia di frammenti e il fenomeno continua a crescere».
Bambini in spiaggia
Lo stesso Mancin ha scritto due volte al prefetto di Rovigo per portare alla sua attenzione il fenomeno. «Mi è stato detto che chi di dovere si sta attivando – conferma – . Mi hanno riferito che il comune, Arpae, la capitaneria di porto e la guardia costiera hanno avviato delle indagini. Ma non sappiamo a che punto siano». Intanto l’unico argine al problema resta il lavoro dei volontari. Anche domenica Mancin era in spiaggia con i bambini della scuola dell’infanzia di Polesella, insieme a genitori e insegnanti.
«Abbiamo trovato tantissimi dischetti e sono rimasto sconvolto – conferma – : una quantità così, in altre zone come Boccassette o Barricata (nel Rodigino), non si è mai vista. Sembra concentrato tutto qui, specialmente sul lato nord. Forse l’Adige li trascina fino al mare, o magari arrivano da impianti costieri mal gestiti. Ma nessuno lo sa con certezza».
La preoccupazione è reale, e il coordinatore di Plastic Free non lo nasconde: «Siamo passati dalla sottovalutazione al disastro ambientale. Serve un’azione chiara, rapida e trasparente. Perché questi dischetti non si tolgono da soli. E, soprattutto, non ci dovrebbero proprio essere».