Ferrara, sfollati del Grattacielo: «Si parla dell’edificio e non del futuro dei residenti»
Aula stracolma e diverse persone hanno seguito online dall’atrio
Ferrara Un Consiglio comunale molto atteso negli ultimi giorni e partecipato, quello che si è svolto a Ferrara sul futuro del Grattacielo e dei suoi residenti. La sala del Consiglio si è riempita fino a raggiungere la capienza massima designata, mentre decine di persone hanno seguito la seduta in diretta streaming dall’atrio del Municipio e da piazza Municipale, ai piedi dello scalone d’accesso, in attesa di poter entrare in aula e poter seguire il dibattito in prima persona. Al centro della discussione, la situazione degli sfollati della torre B, già costretti a lasciare le proprie abitazioni dopo l’incendio dell’11 gennaio, e di quelli delle Torri A e C, che entro il 5 febbraio dovranno abbandonare la loro casa.
Ad aprire il Consiglio è stato il lungo intervento del sindaco Alan Fabbri, oltre un’ora di relazione – 63 pagine di testo – per ripercorrere la storia del grattacielo dalla nascita fino alla definizione delle due «dolorose» ordinanze di sgombero anche delle torri A e C, dopo l’ultima relazione dei vigili del fuoco che ha nuovamente evidenziato mancanze sul tema della sicurezza, in particolare per quanto riguarda le norme antincendio, nelle unità abitative. Un racconto dettagliato, incentrato soprattutto sugli aspetti tecnici, amministrativi e sul futuro dell’immobile, che però ha lasciato insoddisfatti molti dei residenti presenti.
Tra questi Amara Sacko, originario della Guinea, residente della torre B: «Da poco avevo comprato un appartamento nel grattacielo – ha spiegato – dopo aver trascorso oltre due anni alla ricerca di una casa in affitto a Ferrara senza successo. Ho un lavoro stabile, da sei anni, a tempo indeterminato. Non trovando nulla in affitto che rispondesse alle mie esigenze, ho deciso di acquistare». Un investimento fatto con fatica e sacrificio, che oggi rischia di trasformarsi in un incubo. «Ho sempre pagato bollette e assicurazione. Ora che la casa è stata resa inagibile per l’emergenza a seguito dell’incendio, chiedo che l’assicurazione intervenga sulle spese. Da soli possiamo fare poco, abbiamo bisogno dell’aiuto delle istituzioni».
Sacko ha sottolineato come, dal suo punto di vista, nell’articolato discorso del sindaco sia mancato un riferimento concreto al futuro delle persone: «Ho sentito una lunga storia, ma nulla su un aiuto per il nostro domani. Non chiedo un appartamento gratis: lavoro e posso pagarmi un affitto, ma ho bisogno di un supporto per trovare una sistemazione a un prezzo giusto». Attualmente alloggia a Pontelagoscuro, ospite di un amico che si trova temporaneamente in Africa. «Siamo in quattro a dormire lì, io sto in salotto. Il 12 febbraio il mio amico tornerà e non sappiamo più dove andare».
Nella stessa abitazione vive anche Aruna Dambele, altro residente nella torre B, che ha assistito al Consiglio comunale. «Nelle parole del sindaco non ho trovato soluzioni per chi, come noi, già si trova senza casa, o per chi si ritroverà in questa stessa situazione dal 5 febbraio. Si è parlato molto del futuro del grattacielo come unità immobiliare, ma sempre meno del futuro delle quasi 500 persone che lo abitano o lo abitavano».
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