Sanità, la Corte dei Conti bacchetta le aziende ferraresi sulle liste d’attesa
La magistratura contabile contesta alle aziende di non utilizzare al meglio il fondo per ridurle
Ferrara «La Corte dei conti ha richiamato le aziende sanitarie di Ferrara per varie problematiche compresa l’errata gestione delle liste d’attesa per il mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei tempi d’attesa ed il mancato utilizzo del fondo specifico ade esse dedicato». È quanto rivela il capogruppo di Forza Italia nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, Pietro Vignali, dopo avere analizzato le delibere 3 e 6 del 2026 della Corte dei Conti Sezione regionale di controllo per l’Emilia-Romagna.
«I magistrati contabili hanno evidenziato le criticità e in alcuni casi anche le cause di esse della sanità regionale. Un’attività che non sta effettuando autonomamente la Giunta regionale come invece noi richiediamo da tempo – dice Vignali –. Nello specifico la Corte dei conti ha richiamato sia l’Ausl che l’Azienda Ospedaliero Universitaria per il mancato utilizzo del fondo vincolato che prende il nome dal ministro della salute Renato Balduzzi che lo istituì nel 2012. Esso è specificamente destinato alla riduzione delle liste di attesa e al miglioramento dell’offerta istituzionale ed è composto da una quota dei proventi dell’attività libero professionale intramoenia (Alpi) dei medici dipendenti delle stesse aziende che si dovrebbe attivare quando non si riescono ad effettuare le prestazioni richieste con l’attività ordinaria pubblica.
Secondo Vignali, «per l’Azienda ospedaliera universitaria i magistrati della sezione di controllo rilevano “una carente attività nell’abbattimento dei tempi di attesa dei ricoveri avvalorata dal mancato utilizzo del Fondo Balduzzi”. È severo anche il richiamo nei confronti dell’azienda territoriale “a un utilizzo efficiente delle risorse accantonate al Fondo Balduzzi ai fini dello smaltimento delle liste d’attesa”».
Quella delle liste d’attesa è però solo una delle varie criticità rilevate, prosegue il consigliere di Forza Italia: «Infatti, per quella ospedaliera si parla anche di “assenza di motivazione circa l’assenza di luoghi aziendali interni e l’economicità e la convenienza del ricorso a studi o strutture non accreditate extraregionali (in Calabria, Veneto e Friuli Venezia Giulia) per l’esercizio della libera professione intramoenia”. Ad essa si aggiunge la “mancata previsione dell’Alpi quale strumento eccezionale di governo delle liste di attesa in caso di indisponibilità temporanea delle prestazioni”. Invece, a quella territoriale è stata rilevata la discordanza tra quanto dall’Azienda dichiarato (erogazione di prestazioni in intramoenia allargata presso strutture esterne rappresentate da due studi odontoiatrici siti in Ferrara) e quanto indicato nelle tabelle prodotte (prestazioni Alpi eseguite tutte all’interno degli spazi aziendali o a essi equiparati). Entrambe, infine, sono state richiamate per difformità e disomogeneità di rappresentazione dei ricavi e per erroneo conteggio del Fondo di perequazione. Anche questi ultimi – conclude Vignali – sono rilievi gravi perché gettano ombre sulla trasparenza delle due stesse amministrazioni sanitarie».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
