Ferrara, cade l’interdittiva antimafia: l’azienda riammessa nella whitelist
L’impresa edile ha sede nel Ferrarese. Con le nuove procedure di monitoraggio evitata l’assunzione di persone sospette
Ferrara L’azienda si è fin da subito adeguata a tutte le misure richieste, prevedendo approfonditi screening relativi all’assunzione dei dipendenti e in relazione ai rapporti con partner, fornitori e subappaltatori. Non è stato dato seguito all’assunzione di lacune persone che «seppur qualificate e astrattamente idonee a ricoprire ruoli anche apicali all’interno della società, avrebbero potuto destare sospetti o dubbi all’esito di verifiche da parte della Pubblica Amministrazione». Insomma ha dimostrato di voler e poter agire all’interno del perimetro della legali, l’azienda edile con sede in provincia di Ferrara per la quale tra maggio e agosto dell’anno scorso la Prefettura di Ferrara aveva fatto scattare l’interdittiva antimafia, escludendola dalla cosiddetta whitelist, ovvero l’elenco delle aziende che possono contrattare con la pubblica amministrazione.
E per questo l’interdittiva è stata dapprima sospesa da parte del Tribunale amministrativo regionale e poi superata nei fatti dalla stessa Prefettura, che ha inserito l’azienda nella whitelist, seppure “in prova”, per un anno, durante il quale l’impresa deve adottare misure di «prevenzione collaborativa». Circostanza, questa, che ha fatto terminare il processo davanti al Tar senza una decisione di merito ma con la dichiarazione di improcedibilità del ricorso per cessazione della materia del contendere.
Della vicenda ci eravamo già occupati a maggio del 2025, quando la Prefettura estense aveva notificato il preavviso di esclusione dalla whitelist, considerando, per via dei suoi contatti con soggetti legati alla criminalità organizzata, che vi fosse un «pericolo di permeabilità mafiosa della impresa». Ciò in base a varie informative prodotte dai carabinieri e dalla questura di Ferrara, dalla Direzione investigativa antimafia e dalla Guardia di finanza di Bologna.
Già in quell’occasione, il legale che assiste l’impresa, l’avvocato Mario Caliendo, aveva confermato l’esistenza di alcuni contatti con soggetti in odore di mafia, affermando però che erano stati di tipo occasionale e ritenendo più opportuna l’adozione di un procedimento di monitoraggio, rispetto all’interdittiva antimafia, che è un provvedimento molto pesante, ovviamente.
Dalle decisioni del Tar emerge che in parte i contatti erano dovuti a rapporti familiari – che sono insuperabili – e in parte erano precedenti all’adozione delle procedure richieste per il cosiddetto self-cleaning (traducibile come autopulizia) dell’impresa.
In effetti, già mesi prima, a gennaio del 2025, la Prefettura di Bologna aveva disposto che la stessa azienda venisse sottoposta a monitoraggio per un periodo di 12 mesi e che adottasse le necessarie misure correttive e organizzative. E prima dell’ultima decisione del Tar, la Prefettura felsinea aveva dato conto dell’impegno profuso dall’azienda nell’adottare tutte le contromisure richieste e necessarie per evitare aderenze con soggetti o enti legati all’associazionismo mafioso. Contromisure adottate in condivisione con lo stesso ente deputato al monitoraggio, che dopo l’interdittiva ferrarese aveva dato ulteriori indicazioni all’azienda per migliorare ancora la propria impermeabilità, accettate da subito. A settembre era arrivata l’iscrizione “in prova” nella whitelist e dunque ora non c’è più alcuna interdittiva da annullare.
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