Pma Lagosanto, la dottoressa si difende: «Ho agito a tutela delle coppie»
Il medico respinge le contestazioni dell’Asl: «Tutte le accuse che mi vengono mosse sono infondate»
Lagosanto Accuse respinte. La ginecologa che segnalato le presunte anomalie nel Centro di procreazione medicalmente assistita di Lagosanto, che poi hanno portato la Procura di Ferrara ad aprire un’indagine, tutt’ora in corso, ha risposto ieri alle contestazioni disciplinari mossegli dall’Asl, che l’aveva convocata alla Cittadella San Rocco di Ferrara per l’apposita audizione.
Del procedimento aveva dato conto pubblicamente la Fp-Cgil, chiedendo trasparenza all’azienda sanitaria, temendo ritorsioni nei confronti della dottoressa whistleblower, ovvero che ha segnalato presunti illeciti o irregolarità nella Pma. L’Azienda aveva risposto che tutto si è svolto nella massima trasparenza, spiegando anche di aver provveduto a inviare il materiale oggetto della contestazione disciplinare anche alla Procura.
Da quanto si era appreso, tra le contestazioni vi sono quelle di aver effettuato accessi non autorizzati al Fertilab – il software per la gestione dei dati nel percorso di procreazione medicalmente assistita, che poi servono per la formazione delle cartelle cliniche delle pazienti –, manipolazioni delle schede delle pazienti con aggiunte e annotazioni che l’Asl ritiene non corrette e, addirittura, finalizzate a screditare l’azienda sanitaria.
«Sono molto tranquilla e serena – spiega la dottoressa, contattata da La Nuova –. Ritengo che le accuse che mi vengono mosse siano infondate, tutto quello che ho fatto e tutte le segnalazioni sono state dettate solo dal fine di tutelare la salute pubblica e quella delle coppie. Mi sono mossa all’interno di un perimetro molto rigido, quello della legge 40, e come medico ho dei doveri deontologici da rispettare».
La dottoressa ha presentato una memoria scritta difensiva, assistita dall’avvocato Massimiliano Mazzanti: «Non entro nel merito, ma abbiamo depositato una memoria molto articolata – spiega il legale –. La dottoressa sostiene di aver tenuto in tutta la vicenda un comportamento ispirato ai doveri professionali del medico. Ha agito nell’adempimento di un dovere professionale ed etico».
Spetterà ora alla commissione disciplinare ogni valutazione sul caso, se archiviare la pratica o irrogare sanzioni alla ginecologa.
L’attività del Centro Pma è sospesa dal 10 novembre, da dopo le perquisizioni e i sequestri effettuati dalla Guardia di finanza, nell’ambito dell’indagine sulle omissioni nei controlli ovocitari, falsi, un procurato aborto, scambio di embrioni. Risultano, a oggi, otto indagati.
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