Caso Pma a Lagosanto, la Fp-Cgil ai sindaci: «Intervengano, via il direttore»
Il sindacato: «Va spostato per ricostruire la fiducia nell’ambiente». Bertarelli: «Singolari coincidenze sul nuovo regolamento Asl per le segnalazioni»
Lagosanto Sono ancora agitate le acque attorno al Centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale del Delta di Lagosanto dopo l’apertura dell’indagine da parte della Procura di Ferrara sulle presunte anomalie nella gestione dei controlli ovocitari, delle cartelle cliniche delle pazienti e in alcuni casi, sugli impianti di embrioni.
La Cgil
La Fp-Cgil ha infatti chiesto a tutti i sindaci di attivarsi affinché il direttore del centro – il principale indagato – venga sollevato dall’incarico in attesa che tutto si chiarisca. «Ci saremmo aspettati che il professionista, vista la gravità delle accuse, fosse sospeso dall’azienda in attesa dello sviluppo degli accertamenti – dichiara la Fp-Cgil – . Evidentemente la direzione generale, in accordo con i vertici regionali, non ha ritenuto opportuna questa possibilità. Per questo abbiamo chiesto ai sindaci un atto di responsabilità: è necessario spostare il direttore per tutelare l'integrità del servizio. Non si può ricostruire la fiducia in un ambiente segnato da tensioni e opacità». Il sindacato avverte che valuta anche la possibilità «di intraprendere ulteriori azioni a tutela del diritto alla salute e della dignità di chiunque si rivolga al sistema sanitario regionale».
Il sindaco
Sulla vicenda si fa sentire anche il sindaco di Lagosanto, Cristian Bertarelli, che punta i riflettori sulla «singolare coincidenza temporale» tra la pubblicazione della notizia sulla difesa, davanti alla commissione disciplinare, della ginecologa che ha segnalato le presunte anomalie alla Pma e la pubblicazione da parte dell’Asl del nuovo regolamento sul whistleblowing.
«È un provvedimento tecnicamente ineccepibile, che estende le tutele di riservatezza e amplia la platea dei possibili segnalanti a tirocinanti, volontari, consulenti ed ex dipendenti, garantendo loro l’anonimato assoluto. Tuttavia – dice il sindaco – la contestualità di questo “giro di vite” procedurale con le audizioni disciplinari suggerisce una riflessione profonda. Se all’indomani dello scandalo l’azienda sente l’urgenza indifferibile di blindare i meccanismi di controllo interno e di “armare” la mano di ogni frequentatore dell’ospedale con uno scudo digitale, è lecito domandarsi se il sistema precedente fosse sufficientemente solido. L’impressione è quella di una sanità che, forse, per troppo tempo ha lasciato i suoi operatori a gestire in solitudine la complessità delle scelte cliniche, salvo poi intervenire con il massimo rigore formale solo a crisi conclamata. Il mio auspicio è che questo nuovo corso non si traduca in una medicina difensiva. Non vorremmo che il timore di una segnalazione anonima finisca per paralizzare quell’alleanza terapeutica tra medico e paziente che è il cuore del nostro ospedale».
«In attesa che gli organi competenti facciano piena luce sulle responsabilità individuali – conclude Bertarelli – ribadisco che non servono capri espiatori per coprire eventuali mancanze sistemiche del passato. La “tutela delle coppie” non deve essere una colpa, ma l’obiettivo condiviso».
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