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Ferrara, sull’area verde di via Favero il Comune fa da spettatore

Daniele Oppo
Ferrara, sull’area verde di via Favero il Comune fa da spettatore

Mercoledì c’è la prima udienza della causa civile di merito

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Ferrara La vicenda legale del parchetto di via Mafalda Favero vedrà una nuova puntata mercoledì prossimo, quando davanti alla giudice Alessandra De Curtis si terrà la prima udienza della causa di merito promossa dalla Nuova Residenza, la società che aveva avviato i lavori di costruzione di un piccolo complesso immobiliare, bloccati dallo stesso Tribunale in via cautelare.

Una perizia disposta dalla giudice Costanza Perri aveva infatti mostrato come nell’area verde tra via Favero, via Mozzoni e via Serao sia da riconoscere l’esistenza di una servitù di passaggio a favore dei residenti, nonché un accordo pregresso contrattuale per la cessione gratuita del terreno al Comune, previsto in cambio del mancato pagamento degli oneri di urbanizzazione. Per questo la giudice aveva imposto lo stop ai lavori già avviati. Ma su questo la società ha chiesto che il tribunale accerti il merito della controversia e dunque accerti la non esistenza della servitù di passaggio, il cui effetto sarebbe quello di poter far riprendere i lavori.

Una delle residenti, Piera Fiorito (assistita dall’avvocato Benito Magagna), che aveva promosso l’istanza cautelare e ottenuto lo stop dei cantieri è stata chiamata in causa dalla Nuova Residenza e ha proposto la cosiddetta domanda riconvenzionale, con la richiesta di un provvedimento autonomo a proprio favore: ovvero il riconoscimento della servitù di passaggio e del vincolo contrattuale per la cessione dell’area al Comune.

Proprio il Comune è stato citato in giudizio, ma si è costituito, nella sostanza, come spettatore neutrale, ritenendo che si tratti di una controversia tra privati. Una posizione diversa rispetto a quella “politica” annunciata dall’assessora comunale agli Affari legali, Francesca Savini, già molto attiva sul tema anche da consigliera, e che, nel corso di un Consiglio comunale del maggio scorso aveva affermato di voler agire «nelle sedi competenti» per la consegna dell’area verde.

«Io penso che questa causa non sia un fatto privato bensì pubblico – commenta Piera Fiorito –. L’area su cui insiste la servitù sarebbe dovuta essere ceduta al Comune di Ferrara per farne verde pubblico a seguito di un atto trascritto. La sua non cessione è un danno dunque per tutta la collettività. Non solo per il quartiere ma per tutti i cittadini perché l’ente pubblico non ha avuto quanto il privato si era impegnato a dare. Questo atteggiamento di sottrazione ad una causa pienamente di pubblico interesse ritengo sia lesivo del bene comune e del ruolo che un Comune è chiamato a rivestire». 

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