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Il caso

Grattacielo, servono 4 milioni. In cassa soltanto 13mila euro

Alessandra Mura
Grattacielo, servono 4 milioni. In cassa soltanto 13mila euro

Amministratore e tecnici illustrano i conti all’assemblea dei proprietari: «Primo passo, allontanare chi non paga». Sgombero e lavori: i tempi

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Ferrara Servono circa 4 milioni di euro per sanare il Grattacielo, e sul conto corrente del condominio ci sono oggi 13mila euro. Le cifre le presenta l’amministratore Francesco Donazzi all’assemblea convocata ieri all’ hotel Astra, a cui hanno risposto praticamente tutti gli oltre 160 proprietari , («avrei voluto vedervi così numerosi anche alle altre riunioni», pungola in apertura l’amministratore), anzi tutti i 700 millesimi «perché d’ora in poi è con i millesimi che si dovrà ragionare».

I debiti e lo sgombero

Le cifre sono impietose: 800mila euro di debiti accumulati in anni di spese non versate da una quota (minoritaria) di morosi; 800mila di crediti vantati dai fornitori, a cui aggiungere quanto necessario per i lavori di messa in sicurezza, poco meno di altri due milioni, come illustrano gli ingegneri Zanetti (dello studio Mezzadri) e Guaraldi. Un impresa titanica, mentre il momento dello sgombero si avvicina, anche se potrebbe non avvenire proprio allo scoccare di giovedì 5. «In ogni caso saremo informati qualche giorno prima – ha spiegato Donazzi – e sarà importante essere presenti perché tutti gli appartamenti saranno aperti, e se non c’è il proprietario ci penseranno le forze dell’ordine». Si tratta, ha cercato (invano) di rassicurare il dg del Comune Sandro Mazzatorta, «di una inagibilità temporanea, che sarà revocata un secondo dopo la messa a norma dello stabile». Sì ma in che tempi e in che modo? chiedono i residenti. E soprattutto: intanto dove andiamo?.

Tempi e lavori

Il dg fa riferimento a un cronoprogramma di 250 giorni sottoposto al Comune per la sistemazione degli impianti antincendio. Un’ipotesi (già tramontata) di soluzione ponte per consentire ai residenti delle Torri A e C di restare nelle loro case. Ma che si scontra con un insormontabile scoglio economico: servono subito 150mila euro solo per il primo lotto, il che significa avere nelle casse condominiale almeno mezzo milione euro, per lavori-tampone che poi andrebbero ripresi con ulteriori spese, per poi ricominciare con l’incubo di una scia di morosità cronica destinata poi a protrarsi.

La soluzione e il futuro

Per questo, ha detto l’amministratore, il primo passo dovrebbe essere quello di allontanare coloro che non pagano, attraverso decreti ingiuntivi e la successiva messa all’asta degli alloggi. Ma anche qui, è questione di soldi: per una trentina di ingiunzioni servono 100mila euro. Questione però che resta legata a doppio filo al risanamento, considerato anche che a più voci i residenti hanno reclamato una certezza: che una volta sistemate le parti comuni, gli appartamenti virtuosi possano tornare nella disponibilità dei proprietari, e non condividere la sorte di quelli ancora non a norma «altrimenti i lavori non li voglio neanche iniziare», ha protestato uno dei partecipanti. Ricominciare dunque, dai “millesimi puri” e paganti, e su quelli tirare le somme. Che, in media, al momento arrivano 24mila euro ad appartamento. «Dovete decidere voi se dare un futuro al Grattacielo», ha detto l’amministratore.

Scottati in passato da soldi versati e non tradotti negli obiettivi indicati, i proprietari chiedono ora certezze sull’affidabilità dei futuri investimenti. Solo quando sarà rilasciata la Scia antincendio, e dunque solo quando tutti i lavori saranno completati, l’ordinanza sindacale potrà essere revocata. E per consentire il rientro negli appartamenti a norma, gli altri dovranno essere resi inaccessibili, murando letteralmente le porte.

Il ricorso

Intanto, per guadagnare tempo, alcuni condomini hanno presentato ricorso al Tar di Bologna per chiedere la sospensiva dell’ordinanza di sgombero. «Non lo consideriamo un atto ostile nei confronti del Comune, anzi è una cosa positiva conoscere un parere autorevole», ha detto Mazzatorta. Una strada che l’amministratore ha provato a potenziare proponendo un ricorso “di condominio”, che ieri sera non sembrava aver suscitato troppa convinzione tra gli interessati, in parte per l’ulteriore spesa da sostenere, in parte per l’incertezza dell’esito. Più speranze, è stato sottolineato, sarebbe però bussare al Tar contestando al Comune il non essersi attivato per una soluzione abitativa per gli sfollati.

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